EIRE, la giornata del retail in un Convegno e tre workshop

di Lucia Loffi Randolin *

 

Anche quest’anno il tema della rigenerazione urbana attraverso il retail real estate è stato al centro del Convegno del CNCC che ha aperto la giornata dedicata all’immobiliare commerciale in EIRE. Ancora una volta si è sottolineato come gli immobili commerciali siano una opportunità per la riqualificazione delle città, ricche di contenitori inutilizzati, e come sia importante tenere conto dell’avanzare dell’uso delle nuove tecnologie oltre che dell’e-commerce: “I cambiamenti virtuali sono veloci, quelli fisici, del commercio reale, non altrettanto a causa delle note lungaggini che affliggono il settore, e questo sta diventando un’emergenza”, ha rimarcato Corrado Vismara , Vicepresidente del CNCC nel suo intervento introduttivo.

E’ seguita la presentazione di un’ interessante ricerca di Trade Lab sulle polarità commerciali (città, centri e parchi commerciali – polarità pianificate-, Internet), condotta a Milano, Roma, Catania, su un campione di 3 mila responsabili delle decisioni d’acquisto. Dalle analisi effettuate emerge che il centro commerciale è il punto di riferimento dello shopping per il 94,3% degli intervistati, seguito dal centro città (85,5%) e da Internet ( 40,2%), in particolare nella fascia dei più giovani; che le fonti di informazione per gli acquisti sono ancora prevalentemente i negozi fisici, mentre Internet viene utilizzato per cercare novità e nuove tendenze; e soprattutto che il commercio diffuso ha ancora un ruolo importante, in primo luogo all’interno della città e in particolare nell’acquisto di alcune merceologie come food e abbigliamento. Inoltre, i consumatori risultano poco fedeli non solo ai canali ma anche alle polarità, perciò il contesto sociale e geografico va valutato attentamente.

Non è una novità che ci sia un ritorno alla prossimità. D’altra parte aumentano le famiglie con uno-due membri che si rivolgono più al commercio urbano che a quello extraurbano. Due sono i punti indicati dalla ricerca su cui riflettere. Il primo: c’è ancora un forte pregiudizio sulle medie e grandi strutture nei centri urbani; si pensa che distruggano il piccolo commercio ma non si tiene conto del fatto che costituiscono un polo di attrazione. Il secondo: c’è un deficit competitivo del commercio urbano ed extraurbano, dovuto anche alla mancanza di politiche coordinate fra i negozi, soprattutto in campo promo-comunicazionale.

 

Nei tre workshop successivi al Convegno iniziale ci si è chiesti se l’Italia è ancora interessante per gli investitori stranieri e la risposta è stata positiva. Il quadro generale è migliorato, il trend dei consumi è in crescita, anche se al momento si sta ancora a guardare, o al massimo si investe in progetti in fase di sviluppo avanzata o in strutture prime esistenti. Due in particolare sono i fattori che rendono il nostro Paese appetibile oggi: l’intervento della BCE sui depositi in negativo e il livello bassissimo del debito privato. Per contro, ancora una volta i tempi troppo lunghi e l’immobilismo delle Amministrazioni pubbliche giocano a sfavore. Riguardo ai rapporti fra proprietà e tenant di un centro commerciale, oggi sono regolati dal contratto di locazione immobiliare e da quello di affitto di ramo d’azienda, ognuno dei quali ha dei pro e contro ma che in realtà non coprono tutte le esigenze delle parti. (C’è chi auspica un contratto su misura per lo shopping center, con una normativa specifica che tenga conto delle peculiarità di questa realtà commerciale, chi propone un contratto semplificato di affitto di ramo d’azienda e chi sollecita una revisione della legge sull’equo canone con l’inserimento delle gallerie commerciali nell’articolo 35 della relativa legge). Agli investitori quel che interessa soprattutto è poter contare su una normativa trasparente, comune a tutti i centri commerciali e sulla velocità di sostituzione di un tenant nel momento in cui per motivi vari il rapporto si interrompe. Perché il tempo è una variabile fondamentale, legata al rendimento. Sarebbe auspicabile un testo unico e condiviso dagli operatori del Centro e dalle associazioni di categoria, da presentare in Parlamento per una approvazione trasversale.

 

(*) Lucia Loffi Randolin è giornalista professionista, specializzata in retail real estate

Testata giornalistica non registrata ai sensi dell’Art.3 bis del D.L. 18 maggio 2012, n. 63 convertito in Legge 16.07.2012 n°103

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