Basta tasse sulla casa: occorre una grande riforma fiscale che rilanci immobiliare e turismo

di Valerio Angeletti – Presidente FIMAA Italia

I dati dell’Osservatorio Nazionale Immobiliare Turistico 2014 sul mercato delle case per vacanza “fotografano” la gravità del perdurare della crisi economica che attanaglia il mercato immobiliare e il nostro Paese ormai da diversi anni.
Gli effetti della recessione, infatti, sono ancora forti ed evidenti nel mercato immobiliare in generale e in quello per le case vacanza in particolare, che sono specchio dell’andamento economico negativo che soffoca l’intero Paese. Purtroppo non vediamo ancora alcun segnale di ripresa effettiva così come speravamo ad inizio anno: il mercato dell’intermediazione è pressoché fermo e i timidi segnali di ripresa delle compravendite non bastano a spingere l’economia del settore, che continua ad essere stretta dalla morsa del credit crunch.
Storicamente l’Italia ha costruito la sua economia sull’immobiliare, l’80% delle famiglie italiane possiede una casa di proprietà. Ma da quando è esplosa la crisi, la casa di proprietà, soprattutto la seconda casa al mare o in montagna, viene percepita sempre meno come bene di rifugio per eccellenza e sempre più come bene di cui disfarsi per sottrarsi al “giogo” fiscale.
L’Italia è anche il Paese con le maggiori attrattive paesaggistiche e artistico-culturali al mondo, ma nonostante ciò il settore turistico è stabile solo in alcune località rinomate grazie alla presenza degli stranieri e sempre a causa della crisi le vacanze degli italiani si sono ristrette in media di dieci giorni. L’Italia ha bisogno, dunque, di cambiare verso anche al settore immobiliare turistico con un progetto nazionale di politica che rilanci il turismo, ridando vitalità al mercato delle case per vacanza e istituzionalizzando la certificazione di qualità dei luoghi. Ma rilancio significa anche semplificazione, ecco perché proponiamo al Governo di considerare per gli extraeuropei che desiderino acquistare case vacanza in Italia una “free card” di ingresso, una sorta di permesso di soggiorno automatico se l’acquisto dell’immobile supera i 250mila euro, così da attirare gli investimenti stranieri e consolidare i flussi turistici.
Ma se si vuol davvero rimettere in sesto il mercato dell’intermediazione immobiliare occorre che il Governo riequilibri la pressione fiscale sul mattone, occorre mettere ordine nella confusione tra Tasi, Tari e Imu: le imposte sulla casa sono troppe, il mercato è in stallo e gli episodi che si sono verificati sulle scadenze della Iuc (Imposta unica comunale) con annunci di rinvii e cambiamenti in corso hanno solo dato dimostrazione di uno Stato in affanno che non rispetta le scadenze e disorienta e spaventa i contribuenti. Oggi chi è proprietario di immobili sta vivendo un incubo: le modalità di pagamento delle tasse sul mattone hanno raggiunto livelli spropositati e l’imposizione fiscale è triplicata (da 10 a 30 miliardi), costando ai contribuenti più di una manovra finanziaria. In questo quadro la priorità è quella di un’unica grande riforma fiscale che tenga conto dei problemi e delle esigenze dei cittadini e delle imprese del settore. L’immobiliare e il turismo possono far ripartire l’economia perché creano posti di lavoro non solo fra gli Agenti immobiliari ma in tutta la filiera connessa.
Da quando è esplosa la crisi gli Agenti immobiliari sono in allarme, le loro imprese rischiano la chiusura, mentre oltre 750mila posti nel comparto sono andati persi nel silenzio più assoluto. Dall’altro lato, il cliente-consumatore medio continua ad essere molto prudente: riduce i consumi ed evita gli investimenti a causa del futuro incerto.
Ci appelliamo al Governo, affinché ascolti il nostro grido d’allarme, che è il grido dei nostri 40mila operatori, il grido del mondo dell’impresa diffusa costituito anche da Agenti immobiliari. Categoria che rappresenta il tessuto produttivo di un’Italia fatta di cittadini e lavoratori stanchi dell’aumento della pressione fiscale e della burocrazia eccessiva, stanchi di dover rinunciare alle vacanze, stanchi di una politica di tante parole e pochi fatti, stanchi di dover ancora rimandare le speranze di una ripresa che tarda ad arrivare. Mentre la politica parla e le tasse incalzano il settore della mediazione rischia un autunno drammatico.

Testata giornalistica non registrata ai sensi dell’Art.3 bis del D.L. 18 maggio 2012, n. 63 convertito in Legge 16.07.2012 n°103

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