Confedilizia: quante delle norme dello “Sblocca Italia” resteranno inattuate?

di Corrado Sforza Fogliani , Presidente della Confedilizia.

 

ll voto di fiducia sul decreto-legge “Sblocca Italia” ha impedito di apportare al provvedimento quelle modifiche che alcune disposizioni potenzialmente di grande interesse richiedevano per avere speranza di essere efficaci.

L’osservazione trae origine dalla grande distanza che separa le intenzioni del Governo dai testi approvati.

Gli esempi sono tanti, ma se ne possono citare alcuni.

Ad esempio, la regolamentazione di una forma contrattuale innovativa come il Rent to buy sarebbe un’ottima notizia per un mercato della casa in crisi da un triennio, ma chi darà vita al nuovo contratto se non verrà risolto il problema della tutela per il mancato pagamento dei canoni e non sarà chiarito che il futuro acquirente non dovrà pagare subito le forti tasse sul futuro trasferimento dell’immobile?

Inoltre, la liberalizzazione delle locazioni non abitative, regolate da una legge vincolistica di quasi quarant’anni fa, è sacrosanta, ma che senso ha limitarla a pochi casi, come ha fatto la Camera elevando a 250mila euro di canone annuo il già altissimo limite minimo che il decreto stabiliva in 150mila euro?

Ancora, come si può pensare di rilanciare il mercato della compravendita e quello dell’affitto se gli incentivi all’acquisto di immobili da destinare alla locazione sono accompagnati da talmente tanti vincoli – come quello di raggiungere classi energetiche per molti edifici materialmente irraggiungibili o quello di impegnarsi ad un affitto di otto anni senza che esista un contratto adatto allo scopo – da renderne possibile l’applicazione solo in pochissimi casi?

Da ultimo, quanti Comuni si convinceranno a concedere esenzioni fiscali a comunità volontarie disponibili a gestire singole aree, se non si prevedono incentivi per le amministrazioni locali? Tutto questo, senza ricordare che il disegno di legge di stabilità non contiene alcun segnale per l’immobiliare, con la conseguenza che né crescita né consumi potranno ricevere quell’ossigeno di cui hanno invece drammaticamente bisogno”.

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