MAPIC 2014, il punto di vista di un reporter a dieci anni dalla sua prima visita al Salone : tra soft juices, surf e sostenibilità

Nell’ immagine, il BREEAM Certificate a Corio ( per il Centro “Nave de Vero” ) .

Nell’ immagine, il BREEAM Certificate a Corio ( per il Centro “Nave de Vero” ) .

di Francesco Tedesco ( *)

Sono passati dieci anni dalla prima volta che ho avuto l’occasione di visitare Cannes e di partecipare al MAPIC. Ora, dopo un così lungo periodo di assenza, mi son nuovamente ritrovato a visitare la manifestazione e, cosa ancora più divertente, mi viene chiesto dal Direttore di www.internews.biz, Paola G. Lunghini, di descrivere il mio  “sentiment” di cosa è cambiato in questo lasso di tempo, di fornire cioè il punto di vista di chi non è propriamente un “addetto ai lavori” e – a dire il vero – non è nemmeno un grande frequentatore di centri commerciali.

E tuttavia è sempre un grandissimo piacere poter trascorrere un paio di giorni in una città così elegante ed esclusiva qual’ è Cannes, con le sue palme sul lungomare, i negozi raffinati, gli alberghi di lusso e i molti ristoranti dai simpatici nomi italiani. A prima vista sembrerebbe che, a dieci anni di distanza, poco o nulla sia cambiato, almeno nell’aspetto esterno. La Croisette è sempre scintillante se illuminata dai raggi del sole e, come da tradizione, in occasione del MAPIC il Palais des Festivals si veste di rosa shocking, o forse sarebbe meglio parlare di “rosa shopping” vista la natura dell’evento.

Anche all’interno del Salone i corridoi risultano sempre vivaci e iper-affollati tanto che a momenti è addirittura difficile il passaggio da uno stand e l’altro, in particolare dopo le cinque del pomeriggio , quando inizia la carambola degli aperitivi e dei “cocktail party” generosamente offerti dagli espositori, che rappresentano uno dei momenti più caratteristici e divertenti per fare networking  e possibilmente  “fare business”. Oltre ai  bicchieroni di birra e ai flute di champagne, quest’anno erano presenti anche i vivaci e tatuati ragazzoni danesi di “Joe & The Juice”, una new-entry che ha davvero lasciato il segno a suon di succhi colorati, frullati naturali e milk-shake davvero buonissimi.

Sempre molto nutrita la presenza italiana di espositori e visitatori, una presenza che ci fa sentire piacevolmente “di casa”. Rispetto a dieci anni fa, tuttavia, bisogna notare che il Salone è diventato molto più internazionale. Al fianco della Russia e degli altri Paesi della CEE già fortemente presenti anche nei primi anni 2000, si affiancano oggi con sempre maggiore vigore operatori e progetti che riguardano nuovi mercati: prima fra tutti la Cina (non sarà certo un caso se la direzione del MAPIC è oggi impegnata nel lancio della prima edizione cinese dell’evento 2015), ma anche diversi Paesi del Middle East (Qatar, Kuwait, Emirati Arabi) e alcuni Paesi africani che si affacciano con sempre maggiore interesse (Tunisia e Marocco).

 

Certo occorre ricordare anche che rispetto a dieci anni fa, quando il mercato immobiliare era in pieno boom , oggi si sta invece uscendo da un periodo di stagnazione. Mentre nel 2004 si respirava un’aria quasi “esplosiva” e di grande entusiasmo (sia per la quantità di gente che affollava il Salone sia per la quantità di materiali, gadget e comunicati stampa che venivano distribuiti), ora l’evento appare un poco più ridimensionato. “Colpa” dell’ormai imperante clima di austerity che affligge noi europei? Chissà. Singolare tuttavia il fatto che già dalla mattina del terzo giorno la Fiera si sia praticamente svuotata, sia di visitatori che -peggio ancora- degli stessi espositori. Non si capisce se questo sia dovuto alla cattiva consuetudine che ormai ha preso piede, secondo cui il venerdì è meglio “ tornare a casa”  o se sia imputabile alla necessità di risparmiare sul budget, cosa che sarebbe già più comprensibile. Comunque sia, di fatto, oggi il Salone vive due giorni pieni, mentre il terzo è un giorno “monco”.

Perso l’entusiasmo di un tempo, bisogna tuttavia registrare alcuni nuovi fenomeni interessanti che certamente nel 2004 non erano così evidenti e che si potrebbero riassumere in sole tre parole: internet, leisure, e sostenibilità.

Certamente già dieci anni fa tutti avevamo una mail e utilizzavamo internet giornalmente. Non eravamo tuttavia ancora pratichi di “smart-phone”, “apps”, e altre diavolerie che stanno rendendo internet sempre più pervasivo sia nelle nostre vite che nelle strategie di marketing dei retailer. Ecco dunque che lungo i colorati corridoi del MAPIC il visitatore si ferma per fotografare il “QR CODE” di un concorso che mette in palio un viaggio a Praga per due, o per scaricare una “app” sviluppata dal retailer di turno, ma non prima di aver fatto un “Instagram” insieme alle belle hostess dello stand.

Un’altra tendenza che si è potuta notare al MAPIC è anche la sempre maggiore integrazione tra il mondo dello “shopping” e il mondo del “leisure”. Oggi il tradizionale centro commerciale cerca infatti di trasformarsi sempre più in un “destination center”, in modo da offrire esperienze nuove legate ad attività sportive e, perchè no?, culturali. Lo scopo, a ben vedere, è quello di attrarre maggiori visitatori e tenerli impegnati più a lungo.

Due casi emblematici e interessanti di questo fenomeno sono la presenza al Salone per la prima volta dei tedeschi di “CityWave”, un operatore che realizza  “onde statiche” per praticare il surf all’interno di semplici piscine (un’idea che ha le potenzialità di rivoluzionare  il mondo del surf aprendo le porte di questo difficile sport a migliaia di persone), e il nuovo “Polygone Riviera”, il nuovo destination center da 70 mila metri quadrati, a pochi chilometri da Nizza e Cannes, che sarà inaugurato nell’ottobre 2015 da Unibail-Rodamco e che, tra le altre cose, ospiterà anche un teatro all’aperto e una galleria “dinamica” di opere d’arte di artisti contemporanei. Alcune opere saranno fisse, mentre altre potranno ruotare del tempo per fare del “Polygone” una meta culturale oltre che commerciale.

Ultimo ma  non ultimo grande elemento di novità rispetto a dieci anni fa è certamente quello che concerne la questione ambientale e l’attenzione alla sostenibilità che -come del resto avviene in tutto il settore del real estate- sta sempre più investendo il comparto retail.

Inutile dire che un tempo  di queste cose non si parlava proprio, mentre oggi si incominciano a vedere i frutti di esperienze interessanti, come ad esempio quella portata a termine da Corio. La società ha infatti deciso di presentare proprio al MAPIC il certificato BREAMM (tre stelle, ndr) appena ottenuto per il proprio Centro “Nave de Vero”, nei pressi di Venezia. Nell’occasione il Direttore Gavin Dunn ha dichiarato che «la certificazione BREAMM è un risultato importantissimo che siamo felici di aver raggiunto e che accogliamo come un tributo all’impegno del nostro gruppo verso la sostenibilità. Fin dalle primissime fasi progettuali i nostri tecnici hanno infatti lavorato duro per realizzare una struttura in grado di minimizzare gli impatti sull’ambiente e ridurre i costi sia per Corio che per i nostri tenant».

Corio non opera infatti solo come developer, ma è anche proprietario e gestore degli shopping center sviluppati. È chiaro quindi che in questo caso la certificazione energetica, e di molti altri aspetti, sia particolarmente sentita e di interesse. Una esperienza positiva che tra altri dieci anni, mi sento di scommetterci, sarà diventata normalità.

 

(*)  Francesco Tedesco, collaboratore di www.internews.biz e di ECONOMIA IMMOBILIARE, è ingegnere ambientale ( esperto in energie rinnovabili)  e giornalista pubblicista.

 

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