Intervista agli architetti “ milanesi” Leandro Sensibile e Valeria Ordoño De Rosales

di Paola G. Lunghini

Leandro Sensibile e Valeria De Rosales

 

Lo  Studio SENSIBILE DE ROSALES nasce dall’esigenza di occuparsi in prima linea di progetti di architettura e design, sia sul territorio italiano che a livello internazionale, interpretando la necessità di dare forma a uno spazio, rispettando le preesistenze e l’intorno, coniugando l’esigenza creativa con le richieste del cliente con cui instaurare un dialogo collaborativo.

Leandro  Sensibile  e Valeria Ordoño De Rosales si  sono conosciuti circa dieci anni fa, quando erano entrambi consulenti per un noto studio  di architettura milanese. I loro ruoli sono sempre stati complementari:  Leandro – di nascita canadese e di formazione statunitense – si è sempre occupato degli aspetti più creativi e di sviluppo del progetto. Valeria – di passaporto svizzero ma di nascita e formazione milanese – si è sempre occupata della gestione del progetto e del rapporto con il cliente.

 

Leandro, Valeria, quali sono oggi i settori su cui siete focalizzati?

I progetti sviluppati in oltre vent’anni di esperienza ricadono in diversi ambiti (uffici, residenze, negozi, ricettivo). Pensiamo comunque sia più importante l’approccio al progetto e l’attenzione alle esigenze del cliente, affrontando ogni attività – grande o piccola – con la stessa accuratezza e dedizione, piuttosto che “specializzarci” in un settore, con il rischio di reiterare sempre lo stesso schema progettuale.

 

Avete dei “modelli” di architetti, chi vi ha influenzato di più?

Il Movimento della avanguardia architettonica russa degli anni 1920 – 1930.

 

Che tipo di edifici vi piace di più progettare e realizzare?

Riteniamo che non sia fondamentale la tipologia di edificio, ma la sfida che ci poniamo nel portare avanti un nuovo progetto.

 

Qual è, a oggi, il vostro ” francobollo”, la cosa più bella o importante che avete fatto?

Un progetto di riqualificazione nel centro urbano di una importante città statunitense che trasformò un grande negozio cieco preesistente, aprendo la facciata verso il “pubblico” con una pelle trasparente in modo da far entrare la luce a tutt’altezza, rendendolo ‘trend setter’ e il punto più visibile del centro della città.

 

Quali materiali prediligete e per che cosa?

I materiali devono rivelarsi per la loro natura ed essere impiegati in funzione delle esigenze del progetto; possiamo dire che non amiamo i “finti” materiali e che cerchiamo di dare dignità a ogni superficie.
Cosa vi piacerebbe progettare, tra le tipologie che non avete ancora fatto?

Stiamo studiando l’ambito sanitario: la complessità degli spazi e l’interazione con l’importanza impiantistica è affascinante, ma sicuramente impegnativa. Cerchiamo di affrontare ogni progetto con particolare attenzione alla valorizzazione dello spazio in funzione dell’utente finale e in funzione dei costi della struttura, sviluppando sensibilità nei confronti dei temi legati alla salute e al benessere edilizio.

 

Oggi : architettura come bellezza, o come omologazione?

Architettura come risposta a un’esigenza, la bellezza è sicuramente una di queste. La bellezza è un concetto soggettivo, un’emozione che si manifesta nell’anima. L’emotività si manifesta

L’architettura è interpretazione di un bisogno

 

Architettura: quale il rapporto, in particolare, con l’ambiente…

Il rapporto con l’ambiente non può che essere fondamentale, il progetto deve generarsi come dialogo con l’intorno in cui si inserisce; una buona architettura è la risposta a un’ operazione in cui si mettono a confronto tutte le esigenze del progetto con l’ambiente in cui si sviluppa.

 

Che “peso” ha per voi la firma di un grande o noto architetto nel valore commerciale di un edificio?

La firma di un noto architetto è un forte richiamo nella prima parte della “vita” di un edificio; alla lunga è la qualità e la posizione che determinano il valore commerciale.

 

In Italia hanno operato e stanno operando moltissimi architetti stranieri, da Foster a Liebeskind, da Tange Jr a Zaha Hadid. Che spazio dovrebbero, allora, conquistare gli architetti italiani?

Gli architetti italiani spesso sono considerati più all’estero che in Italia; è comunque importante che grandi nomi stranieri riescano a operare in Italia, tanto quanto grandi architetti italiani operano all’estero.

 

L’architetto sembra aver assunto, da noi, il ruolo di opinion maker, e non solo di opinion leader. Che ne pensate di questo atteggiamento, che molti definiscono eccesso di “protagonismo”?

Il ruolo dell’architetto è quello dell’interpretazione della realtà dando forma alle esigenze dell’utente. Tutto il resto è politica.

 

Grattacieli o non grattacieli: qual è il vostro parere?

Il rispetto del suolo pubblico, e in particolare delle aree verdi, non può che essere fondamentale in una visione evoluta della città e del territorio, pertanto un progetto ad ampia scala può sicuramente comprendere dei grattacieli, non aggredendo i centri storici ma valorizzandoli contrapponendo le preesistenze con la tecnologia.

 

Avete mai realizzato, da designer, oggetti di uso quotidiano?

Oggetti nello stretto senso della parola no, abbiamo progettato un tavolo in cristallo “JO Glass” e un sistema particolare per la “wayfinding” interna.

 

Con quali prospettive il vostro Studio sta affrontando questo difficilissimo contesto economico?

Cerchiamo di proporre progetti sostenibili dal punto di vista economico, oltre che architettonico, a interlocutori stranieri, prospettando in modo chiaro tempi, costi e le eventuali pieghe burocratiche in cui il processo potrebbe incagliarsi. Viceversa lavoriamo per clienti italiani che vogliono “esportare” la propria attività all’estero, affiancandoci a società che fanno “door opening”.

 

Qualche “ progetto particolare “ in corso?

Lo studio di fattibilità di un intero borgo – con castello, chiesa e villa cinquecentesca – da trasformare in struttura ricettiva, spa, immerso nelle risaie piemontesi.

 

Cosa occorrerebbe fare, secondo voi e se poteste avere la “ bacchetta magica” , per ri-avviare la ripresa del real estate?

Punteremmo a:

-prevedere una fiscalità di vantaggio per il settore immobiliare (restituendo al settore gli investimenti che oggi sono ancora diretti verso il settore finanziario), in particolare per tutto il settore turistico – su cui l’Italia non può che puntare

-snellire l’iter autorizzativo per l’ottenimento delle concessioni edilizie – oggi con tempi scandalosi….-.

Testata giornalistica non registrata ai sensi dell’Art.3 bis del D.L. 18 maggio 2012, n. 63 convertito in Legge 16.07.2012 n°103

Website
Mediatechnologies Srl

Powered by WordPress