Crisi edilizia e introduzione dello “split payment”

di Ugo Cavallin, Presidente ANCE Venezia

 

 

“La crisi che sta colpendo le imprese edili della Provincia di Venezia non è più sostenibile. Ogni giorno leggiamo sui media di aziende che sono costrette a chiudere, tra queste anche colossi che fino a poco tempo fa sembravano immuni. È sotto gli occhi di tutti il caso della Eurocostruzioni, ditta salita agli onori della cronaca perché  gli era stata appaltata la costruzione del complesso alberghiero “Almar”,  unico cinque stelle a Jesolo, che ha chiesto il concordato preventivo, mettendo 52 dipendenti in cassa integrazione. E questa è la punta dell’iceberg. Gli ultimi dati sull’andamento del settore edile in provincia di Venezia parlano chiaro: confrontando il 2014 con il 2013 emerge un calo sia nel numero di imprese ( -6,04%) sia nel numero di operai (-10%). Ma il quadro è più drammatico se il confronto lo si fa con il 2009, una vera emorragia, dove i valori crescono fino a raggiungere un -31,71% di operai e -30,26% di aziende. Le ragioni di questa recessione profonda non sono imputabili solo alla crisi economica generalizzata e al numero minore di commesse, ma anche alla pressione fiscale e alle nuove normative che di fatto, rendono gli scenari futuri intollerabili. Da ultimo, l’introduzione del cosiddetto “split payment” nei riguardi delle imprese edili per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi nei confronti della pubblica amministrazione. Ovvero dal primo gennaio di quest’anno l’Iva deve essere versata da quest’ultima direttamente allo Stato, mentre alla ditta appaltatrice sarà corrisposto solo l’imponibile. Se non sarà previsto un meccanismo di recupero, per le aziende che hanno come esclusivo o principale committente la Pubblica Amministrazione, si tratterà di fatto di un colpo di grazia, perché mentre  non riceveranno l’Iva sulle commesse, dovranno comunque pagare l’imposta  ai propri fornitori, con un deciso sbilanciamento del flusso di cassa e la necessità di far ricorso al credito, il cui accesso è diventato quasi impossibile A ciò si aggiunga che il recupero del credito Iva nei confronti dello Stato è estremamente problematico perché ha tempi lunghissimi e onerosità molto elevate (visto di conformità. Fidejussione…).

La finalità della norma è dichiaratamente di contrasto all’evasione Iva. Ma non si può, per punire poche imprese non corrette, colpire un intero settore dove quelle virtuose rappresentano la maggioranza. Auspico dunque che il Governo, se davvero vuole che questo settore torni a crescere in tempi certi e rapidi, attui interventi che rilancino gli investimenti e semplifichino la burocrazia, e non introduca provvedimenti vessatori che peraltro la stessa Commissione Europea deve approvare. Senza adeguate politiche di rilancio il declino nella nostra provincia e a livello nazionale continuerà anche quest’anno e potrebbe essere addirittura peggiore sancendo di fatto la morte di un comparto vitale per il territorio”.

Testata giornalistica non registrata ai sensi dell’Art.3 bis del D.L. 18 maggio 2012, n. 63 convertito in Legge 16.07.2012 n°103

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