Fisco e Citta’, meno balzelli sugli immobili

di Achille Colombo Clerici, Presidente Assoedilizia

Al recente Salone Internazionale del Mobile di Milano, nel corso di un dibattito sul tema, quanto mai stimolante, «La
città come strumento di dialogo», in cui è intervenuto anche il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, ho avuto modo di richiamare
l’attenzione sullo stato attuale delle città italiane coinvolte dalla recessione e in particolare su Milano. Il problema del futuro delle
nostre città è legato alla loro attrattività e alla competitività a livello internazionale. Partono da
una posizione di grande vantaggio in quanto esprimono quella diversità di cui parla il business-guru Jonas Ridderstrale e che, ai fini della crescita, consentirebbe di giocare il ruolo del fascino.
Ma il sistema Italia, che presenta numerose disfunzioni, e il fenomeno di omologazione internazionale galoppante che porta a una continua
perdita delle nostre identità sono fattori che militano contro.
La crisi economica e il passaggio culturale che stiamo vivendo con i processi di dematerializzazione e di finanziarizzazione in atto,
fortemente deterritorializzanti stanno ulteriormente accentuando il gap tra Milano e le poche aree nazionali competitive da un lato e il resto d’Italia che arranca, d’altro.
La nuova finanza internazionale ci sta aspettando al varco e il rischio è quello di essere compravenduti estero su estero e a nostra insaputa.
Si dirà: ma è irrilevante in una situazione di finanziarizzazione globalizzata. Noi non crediamo affatto che l’assetto proprietario degli
immobili sia indifferente rispetto a una loro funzionalità materiale e culturale, all’interno della città e della società, che non dev’essere ridotta al rango di semplice remuneratività dell’investimento.
E ciò è tanto più grave quando queste vicende sembrano essere l’effetto di dinamiche non fisiologiche ma patologiche: conseguenti alla gravissima crisi economica che stiamo attraversando e che attanaglia tutto il settore immobiliare, premuto da un regime fiscale interno penalizzante la maggior parte dei risparmiatori
italiani.

Testata giornalistica non registrata ai sensi dell’Art.3 bis del D.L. 18 maggio 2012, n. 63 convertito in Legge 16.07.2012 n°103

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