Venezia perde l’Arsenale, il Sindaco Orsoni: «Non staremo a guardare»

«La città non può più sopportare questa disattenzione da parte del Governo: Venezia sembra essere l’ultimo dei problemi. E questo avviene quando il mondo intero ci sta guardando».

Giorgio Orsoni, sindaco di Venezia, fa un appello alla politica, ai parlamentari di ogni schieramento, mobiliterà la stampa internazionale, si attiverà insieme alla cittadinanza per difendere quello che sembrava oramai acquisito e, con un colpo di mano, dopo poche settimane, tolto.

L’Arsenale di Venezia, inserito in agosto nel decreto “Spending Review” come bene da trasferire alla città, e già oggetto di un importante progetto di recupero, rischia oggi di passare al ministero alle Infrastrutture che “attraverso futili argomentazioni giuridiche ne pretende la parte dedicata al Centro Operativo del Mose”.

«Un episodio che si qualifica da solo», spiega ancora il sindaco di Venezia, che oggi ha convocato urgentemente una conferenza stampa a Ca’ Farsetti alla presenza di tutta la Giunta comunale, del presidente del Consiglio comunale e di numerosi esponenti delle associazioni cittadine.

«Con due righe inserite inspiegabilmente nel decreto sull’Innovazione, si priva la città di gran parte del complesso storico dell’Arsenale. Se questo dovesse succedere, tutti i progetti di recupero e di rigenerazione saranno destinati a naufragare e con questi, i piani industriali della Arsenale Spa. Tutte operazioni che stavamo costruendo per la salvaguardia di un bene di rilevanza mondiale. Un errore grave, un danno profondo alla città di Venezia. Un danno ingiustificato perché il Consorzio Venezia Nuova – ha detto Orsoni agli operatori della stampa – concessionario del ministero, avrebbe potuto continuare tranquillamente la sua opera, istituendo quel Centro Operativo destinato alla gestione e alla manutenzione del Mose».

«Un momento non facile per Venezia», ha aggiunto il sindaco Orsoni, contestando anche le decisioni del Governo che in queste ore, attraverso la Legge di Stabilità, ha previsto l’assegnazione di oltre un miliardo e duecento mila di euro per portare a termine il Mose, e neanche un euro per la salvaguardia di Venezia e per la Legge speciale:
«Avere una città difesa dalle acque alte, ma che va a fondo, non serve a nessuno. Serve forse a chi si potrà vantare di aver fatto un’opera innovativa e straordinaria, ma non a Venezia. Sono convinto – ha detto ancora Orsoni – che il Mose vada terminato, che debba essere velocemente concluso, ma credo che il Governo debba riflettere sulle sue scelte».

Orsoni ha spiegato che oltre al Mose erano state previste opere complementari per 600 milioni di euro. Opere mai realizzate. Nell’ultimo Comitatone inoltre, alla presenza del sindaco che li aveva chiesti con forza, erano stati assegnati 50 milioni di euro a Venezia: «In quell’occasione – ha spiegato Orsoni – il mio voto fu condizionato dall’assegnazione di queste risorse. Se quanto è stato scritto in queste ore è vero, se cioè al Mose andrà oltre un miliardo e nulla a Venezia, quel finanziamento sarà illegittimo perché in contrasto a quanto deliberato. Soldi della Città – ha aggiunto – che sono in questo momento indispensabili per la sua tutela, per rispettare il Patto di stabilità e per raggiungere l’assestamento di Bilancio. Lo Stato non rispetta gli impegni e ci punirà per non aver rispettato quelli generati proprio dalle sue mancanze».

Il sindaco ha annunciato la sua presenza alla manifestazione organizzata da una ventina di associazioni cittadine in difesa dell’Arsenale che si terrà domenica 14 ottobre alle ore 11.30, in campo e in rio dell’Arsenale.

Fonte: Comune di Venezia

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