Sugli affitti commerciali il Governo non vuole aprire il mercato

di Giorgio Spaziani Testa,  Presidente Confedilizia

 

Il Governo e i relatori alla Camera del disegno di legge formalmente intitolato al mercato e alla concorrenza hanno deciso che gli affitti tra privati di immobili non abitativi devono ancora essere regolati da una normativa di quasi quarant’anni fa, la cosiddetta legge sull’equo canone, del tutto anacronistica e gravemente limitativa dell’attività economica. Una legge che questo stesso Governo – nella relazione ufficiale ad un decreto-legge di qualche mese fa – aveva detto essere caratterizzata da “rilevanti elementi di rigidità che non hanno pari nei principali Paesi europei”, aggiungendo che ‘l’attuale disciplina vincolistica limita la libertà delle parti di regolare liberamente il rapporto, predeterminandolo in molti elementi essenziali’ e, ancora, che ‘tali rigidità costituiscono un freno allo sviluppo del mercato delle locazioni commerciali e degli immobili ad uso turistico’. Nonostante queste parole – e nonostante alcune proposte liberalizzatrici sottoscritte da deputati di Gruppi parlamentari sia di maggioranza (Area popolare) sia di opposizione (Forza Italia) – il Governo e i relatori del provvedimento hanno preferito mantenere una disciplina fuori dal tempo, che impedisce l’incontro tra domanda e offerta e che, soprattutto, scoraggia fortemente l’avvio di nuove iniziative imprenditoriali, specie da parte di giovani. Il tutto, però, consentendone la derogabilità solo da parte di pochissimi grandi soggetti. Ne prendiamo atto, assicurando, però, che non ci rassegneremo al fatto che spinte puramente corporative possano impedire la modernizzazione di un Paese messo in ginocchio ogni giorno, prima ancora che dalla crisi economica, da uno Stato che non sa riconoscere le vere esigenze dei cittadini e del mercato.

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