Vita, lavoro e amore, tutto cominciò al “Carducci”. Seconda puntata

di Paola G. Lunghini 

 

Ritratto del Professor  Salvatore  Guglielmino , mio insegnante di Italiano : “ grazie stra-grazie”, mio capitano!   

 

Scrivere del Professor Salvatore Guglielmino, così come lo conobbi io nei miei anni al Liceo Carducci, richiederebbe un libro, tanti sono i ricordi che ho di lui. Con fatica, cercherò di concentrare tutto in una pagina. Lunga.

Arrivava da noi  nella sezione  B  - dopo alcuni anni trascorsi in un Istituto scolastico  di Monza –  come  “primo incarico” a Milano ; e si capì subito che ne andava  fierissimo. (Per quanto ne so rimase  a Milano, e al Carducci, sino al termine della sua attività didattica.  Poi, come  Autore, e sino alla sua  scomparsa nel 2001, non so).

Quarantenne o giù di lì, bassetto di statura,  il Nostro  veniva da una città che si chiama Vittoria, provincia di Ragusa, ma lui la pronunciava   “Vicccioria”.   In lui , infatti, l’ accento isolano era  fortissimo . Con accento siciliano insegnava, bonficchiva, si esaltava , brontolava e si arrabbiava ( moltissimo) .

All’ inizio, a noi – quasi tutti nati a  “Meeelaano” o comunque  quasi tutti “  noddddici”- sembrò quasi una macchietta.

 

Guglielmino  ci mise poco, comunque, a metterci in riga e, contemporaneamente, a farsi voler bene. Perché si capì subito che – a parte la  severità , nei voti era di manica strettissima -  l’ italiano e la letteratura italiana  erano vere  passioni, e che l’ insegnamento  – o meglio, la formazione – erano la sua vita e la sua formazione. 

( Sia chiaro che le reiterazioni sono volute).

 

Dio, se sapeva insegnare ! Non “trasmetteva” solo  un programma ( interrogandoti  di conseguenza), no, ti “ portava  dentro” i testi, spingendoti a saperne più del programma stesso .  Sapeva tutto, allargandosi – lui , così siciliano e come tale amante di Verga, Pirandello e Quasimodo – alla letteratura e alla filmografia internazionali.  Era  infatti appassionato di cinema, e ammirava  il fatto che  gli americani  erano stati  capaci di trasformare la loro breve storia in “ epopea “ , mentre i nostri cineasti non erano stati capaci di fare altrettanto con la nostra storia del Risorgimento, che pure sarebbe stata ben meritevole di attenzione!  « Due  film in tutto  hanno saputo fare, mentre gli americani sul far- west hanno costruito la leggenda del loro Paese!»

Era dichiaratamente  “ di sinistra” , atteggiamento che faceva filtrare senza  problemi  anche quando, forse,  non era  necessario… ( d’ altra parte, quando arrivi a D’ Annunzio,  come fai a limitarti alla poetica ?  ) ; ma era sempre disposto al dialogo, e in modo costruttivo, per stimolare la nostra  “crescita”  democratica.

(A volte, leggendo le storie di  Montalbano, mi viene il dubbio che Andrea Camilleri abbia  conosciuto  Guglielmino e si sia – nel tratteggiare la figura del mitico Commissario -  ispirato al  rigore, alla   coerenza, alla  “ semplicità”,  alla  inflessibilità e anche alle sfuriate del nostro Professore).  

 

«Le “ pezze  d’ appoggio , ci vogliono”» era una sorta di leit-motiv ogniqualvolta qualcuno di noi tentava una personale interpretazione di un Autore, difforme dalle interpretazioni dei “libri di testo”   che peraltro egli spesso detestava :  aborriva  la retorica. E io non mi stupii affatto  quando -  già “ maturata”  – seppi che egli aveva  dato alle stampe  la  sua personale  visione della  letteratura italiana moderna . Un’ occhiata a quel primo volume , destinato negli anni a venire  a un grandissimo successo e a innumerevoli  riedizioni , mi bastò per riconoscere in quelle pagine le tracce – ovviamente dilatate , e con le sue  “ pezze  d’ appoggio” – delle lineari lezioni che teneva in classe  (la “Guida al Novecento” fu un testo rivoluzionario perché prima di allora l’  “ avvicinamento” alla maturità si limitava a  un veloce  sguardo a Pirandello e Montale, mentre lui arrivava invece ai più recenti “ Premi Strega”).

 

I “ compiti in classe” ? Titoli spesso obbligatoriamente roboanti ma, se avevi studiato, lo svolgimento era più che fattibile!

 

Un’ altra cosa  importantissima lo caratterizzava.  Tentava  disperatamente  di mettere  un po’ d’ ordine  tra  gli insegnamenti di  italiano, storia, e storia dell’ arte  :  che nella nostra epoca  non prevedevano certo la trasversalità temporale :  si faceva l’ “ Inferno” dantesco  e, contemporaneamente, l’ arte nell’ antica  Roma. Si passava al “ Purgatorio” e, per storia, si studiava Carlo V…

Un compito non certo facile, e non certo previsto dal suo ruolino di marcia.

 

Musica : zero virgola zero, e sì che eravamo al classico! Salvatore  Guglielmino era  ben conscio di codesta  gravissima  lacuna  e ogni tanto citava, il più delle  volte ahimè a  sproposito, qualche musicista. 

Per un po’ lasciai passare (  studiavo pianoforte, e  di storia della musica ero già allora una discreta conoscitrice : in proprio )  ma, quando il Professore definì Mozart  l’ “ autore  dei minuetti” alzai la mano di scatto e  furibonda  gli segnalai che l’ opera  del  compositore  , peraltro da me mai amato,  comprendeva  un numero sterminato di  ben altre partiture. Da quella  volta si “ preparò” meglio e , a volte, cercava addirittura il mio assenso : « Dico  bene, Grego? » ( era il mio cognome da ragazza, ndr) .  «Sì, Professore, dice bene».

 

In prima liceo mi rimandò a ottobre . Ma me ne anticipò personalmente  e per tempo la ragione. Avevo quell’ anno perso, a causa di un gravissimo intervento chirurgico, quasi tre mesi  di scuola, rimanendo assente  proprio nei mesi centrali del programma. « Sono tanti, tre mesi. Non ce la farai  mai a recuperare  completamente  entro la fine delle lezioni; e devi sempre pensare che poi ci sarà la maturità. Non me ne volere, lo so che vai bene . Ma l’ estate  ti consentirà  di affrontare con calma  tutto ciò che non hai potuto studiare durante la degenza». Mi convinse così, con la logica  e con l’ affetto, che la “ cosa”  non era così grave.

Studiai, quell’ estate, ben oltre il necessario. E l’ esame “ di riparazione” fu brillante.

Da  allora i miei rapporti con il Professore  furono sempre eccellenti ( apprezzava tra l’ altro anche, e molto, il mio coinvolgimento nell’ ASC, Associazione Studentesca  Carducci , etc  etc ) con una sola  buffa eccezione  che mi piace ricordare .

Ultimo trimestre della terza.  Tema storico, l’ Europa e la  Germania di  von Bismarck. L’argomento molto mi piaceva, e l’ avevo ben approfondito. Riempii di getto  molte pagine con la mia  biro  verde ( eh, sì, perché scrivevo in rosso o in verde perché “ meglio mi ispirava” , e Guglielmino  accettava i miei temi “colorati”),  e usando nella scrittura  una specie di tecnica stenografica  di mia invenzione (  che  mi era  assai utile  nel prendere  velocemente  appunti  durante le lezioni).

Sapevo di aver svolto un ottimo tema . E mi arrabbiai moltissimo  quando vidi il  voto  :  6 meno.

Andai subito a protestare. « Disgraziata!» mi disse. «Certo che hai  svolto un ottimo tema, ma io sono impazzito nell’ interpretare la  “tua stenografia” ! Se ti lasci scappare una cosa del genere nel tema di maturità sei fritta, e il voto basso di oggi  è per ricordati di stare attenta  domani !».

Aveva ragione.

E la mia rabbia si sciolse in una “risata  congiunta”.

Eh, sì, perché il mio Professore  sapeva anche essere  spiritoso ( lo ricordo ancora  mentre  ci leggeva  la “ Ninetta del Verzee “ del Porta, in milanese, lui, con il suo formidabile  accento siciliano. Da morire dal ridere …Fu anche l’ unica  volta  in tre anni che  lo sentimmo pronunciare delle “ parolacce” : che non erano sue, ovviamente, ma del Porta… ).

 

In conclusione , devo che  – grazie , stra-grazie,  Guglielmino, mio capitano  !  -  “ vissi di rendita” non solo all’ Università… 

Forse ci vivo ancora oggi.

Testata giornalistica non registrata ai sensi dell’Art.3 bis del D.L. 18 maggio 2012, n. 63 convertito in Legge 16.07.2012 n°103

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