Vita, lavoro e amore, tutto cominciò al “Carducci”. Terza puntata

di Paola G. Lunghini

 

The others, prima di Renato Fabietti

 

La  mia prima liceo al Carducci fu, dal punto di vista strettamente didattico, da dimenticare.

D’ accordo, al posto della amatissima  Professoressa  di lettere  del ginnasio  Maria Attardo Magrini  avevamo avuto la  felice sorte  di avere  con  noi, per Italiano,  il Professor  Salvatore  Guglielmino, che avremmo presto imparato ad  amare ( cfr  seconda puntata di codesto  mio racconto).

 

NOTA : Caro Professore,  quando  ricevesti  l’ “ Ambrogino d’ Oro”  del Comune di Milano correva l’ anno 2000, un anno  prima  della  tua  scomparsa.  Ti  do del Tu, qui oggi ,  perché il Comune  di Milano  conferì a me  la stessa  onorificenza (  che  appropriatamente   si chiama  “ Medaglia  d’ Oro  di Benemerenza  Civica” ) pochi anni  dopo,  esattamente il 7 dicembre  2005 : per aver  saputo imporre  il mio  nome  « nel mondo della  cultura  immobiliare  con innumerevoli iniziative  legate allo sviluppo di questo settore…e una intensa  attività  di  comunicazione in Italia  e all’ estero». Etc etc  etc.  

Siamo dunque “ colleghi in Ambrogino”.  Sono certa  che sei contento di ciò ,  là nei Campi Elisi  dove  ti trovi.

 

Ma la composizione del resto del bouquet era, ahimè, as  follows:

 

-ginnastica con il Prof . Minari  per i ragazzi ( fortunati loro perché  era esigente  ma molto  bravo ),  ma con un continuo  turnover di  insegnanti per noi fanciulle:  esse  insegnanti furono numerose, però non rammento il nome di nessuna  per tutti i  tre anni di liceo. Questo la dice lunga, credo.

Peccato, perché a me l’ “ educazione  fisica “ assai piaceva,  avevo sempre ottimi  voti, e in terza  liceo  conquistai addirittura una medaglia  d’ argento ai Campionati di atletica ( peraltro l’ unica  medaglia  per meriti sportivi della mia  vita …)

-religione con un Don Qualchecosa,  di  cui  ahimè non ricordo nulla.

-latino e greco  con  il Prof. Ciresola (   di cui  ho  già scritto nella prima puntata  di codesto mio racconto) .

-matematica con la Prof. Giannopulo (di cui ho già detto, ut supra. Qui specifico solo  che, se in  ginnasio era  tremenda,  in liceo  lo divenne  ancor  di più  . Forse  era per  frustrazione… Noi, infatti, in matematica eravamo quasi tutti parecchio zucconi, e della materia  non ce ne fregava nulla.  Eravamo al classico, Perdiana ! Inoltre, lei insegnava  senza  aver  idea  alcuna delle tecniche  didattiche. L’ anno  successivo avremmo sperimentato sulla nostra pelle pure  il suo insegnamento di  fisica. Quando ci portava nell’ apposita  Aula,  gli esperimenti riuscivano  solo per il provvidenziale intervento del tecnico di laboratorio, un omino  quasi decrepito che mi pare  si chiamasse  Cuomo o qualcosa del genere.  Che la Prof. Giannopulo la detestava, lasciandosi andare con  noi studenti  a “ spinte  confidenze “ del tipo « La Diana insegna fisica da tanti  anni senza  averci mai capito nulla») .

 

-storia dell’ arte  con il Prof. Vedovello

-storia  e  filosofia  con il Prof. Santangelo

-scienze con la Prof. Paci

 

A questo punto del racconto,  gli ultimi tre meritano alcune  noterelle.

 

Vedovello era veneto, mi pare di Verona. Simpatico, era simpatico ( “sembra” desse il meglio di sé durante le  gite  scolastiche, ma di ciò io non  ho memoria,  di gite carducciane  ne feci pochissime   ) ma… « voglia di lavorare saltami addosso !».

Bisognava perdonarlo, però :  come  diavolo si poteva insegnare storia  dell’ arte  se il libro di testo  aveva  il corredo fotografico IN BIANCO E NERO ???  Non dico Mondrian, sarebbe stato pretendere troppo, ma almeno Giotto !

Quando, nel 1980, andai in vacanza a Creta  e vidi di persona ” Il Principe dei Gigli” ( il famosissimo affresco di epoca minoica ), mi venne il mente l’ UNICA cosa che ricordavo delle lezioni del Professore :  l’ aveva  definito “ faccia da pandòlo “  ( espressione che in veneto  significa  “ cretinetto, stupidotto ”).

 

Santangelo:  la nostra  fortuna fu che egli  fu con noi  per quell’ anno soltanto, l’ ultimo del suo insegnamento.   Si era nella  follia, e altro non dico.

 

La Paci, tutti i colleghi  professori del Carducci  la  trattavano con deferenza : era infatti la moglie del famosissimo Enzo Paci,  filosofo , autore  di impagabili  volumi  e  docente  di  filosofia teoretica  alla Università Statale di Milano ( *) . Piccolissima di statura, e minutissima, percorreva il  lungo corridoio tra un’ aula e  l’ altra  ( aveva  la “ A”  e la “ B”, sei classi )  volgendo a scatti il capino  sinistra-destra-sinistra –destra tipo pendolo di un metronomo ( o testa dello  spettatore di una partita  di tennis ),  gli occhi bassi  , portando in una mano la borsetta,  che  quasi sfiorava il pavimento,  e nell’ altra una enorme cartella  con i libri di testo.

La sua capacità didattica era “ speciale”. Quando spiegava,  fosse in cattedra  o alla lavagna, la logica era «Avete capito? Bene. Non avete capito?  Pazienza, andiamo avanti»,  il tutto pronunciato con uno spiccato  accento  che  noi sembrava  romanesco. Non vorrei infierire  troppo , ma mai imparammo a distinguere le foglie  degli alberi , erano solo “cotiledoni &C” ( per  fortuna, poi, mi è venuta la passione per il  giardinaggio…)

I vermi? Bellissimi,  platelminti, nematelminti e anellidi. Se ne trovo uno nei vasi della mia terrazza,  so  io cosa  fare…

Domanda : ma perché, perché, perchè  delle lezioni di chimica della Paci io ricordo  ancora oggi perfettamente  solo la  formula dell’ acido solforico  ( H2SO4) ?

Last but not least. Aveva un debole per uno studente della terza B, un bellissimo ragazzo a nome Lucio cui si rivolgeva dicendogli « Che belle spalle che tieni!» ( il gossip, lo sapevamo tutti)…

 

(*) Feci, con il Prof. Paci, l’ esame di teoretica in epoca appena post sessantottina.  Lavoravo già  ( ho fatto quasi tutta l’ università lavorando, e non potevo permettermi  di perdere  tempo ).  L’ esame durò circa otto minuti  e ne uscii con un bel 30 e i complimenti del Professore : «Cara, si vede proprio che lei è una giovane donna che già lavora, è così determinata! » Mah !

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Alla luce di tutto quanto sopra esposto, era chiaro che navigavamo a vista ,  forse aspettando tempi  migliori  e seguendo attitudini che  cominciavano a essere più o meno  chiare. C’ era chi, nella mia classe, passava il free time leggendo Marx, chi andava alle corse dei cavalli, chi a ballare e chi ( tra le ragazze, of  course ) era ormai esperta di make up.

Io avevo – oltre alla lettura e il disegno -  la musica;  e la passione, in crescita ma non ancora realizzata, per l’ Associazione  Studentesca.

Poi, mentre  gli alberi dei  viali  di Città Studi – dove abitavo -  gemmavano , arrivò il primo “  filarino”  con un coetaneo di un’ altra sezione del Liceo . E  fu felicità.

 

Passò l’ estate, Santangelo andò in pensione,  arrivò settembre – con gli esami di riparazione – ,  e arrivò il primo giorno della seconda liceo.   E subito  arrivò LUI, il sole che ci avrebbe   illuminato e riscaldato  per i  due anni  successivi  sino alla maturità , e per  alcuni  di noi anche  oltre : il Professor Renato Fabietti .

Testata giornalistica non registrata ai sensi dell’Art.3 bis del D.L. 18 maggio 2012, n. 63 convertito in Legge 16.07.2012 n°103

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