Vita, lavoro e amore, tutto cominciò al “Carducci”

Racconto di Paola G. Lunghini – Quinta e ultima puntata

 

L’ associazione, il giornale e gli amici

 

Noi che eravamo appena entrati in quarta Ginnasio , i più grandi ci chiamavano “ Pierini” e ci trattavano malissimo.

O non ci degnavano  di uno sguardo o ci sfottevano, sei nuova eh, Pierina, ah ah ah vedrai cosa ti aspetta…  

E mentre nel cortile del Carducci  noi Pierini appunto aspettavamo il suono della campana per entrare  come tutti all’ ultimo minuto in classe ( le quarte erano a quell’ epoca  al piano terreno. Poi, dalla quinta in avanti  si “ saliva” : le sezioni A e B al piano primo, la C e la D al secondo, la E e la F al terzo. Mentre la G stava al seminterrato ), dopo un po’ di giorni da quei primi giorni accadde una cosa strana : i più grandi ci vezzeggiavano !

-Ciao, quartina, come ti chiami ? Ma sai che sei proprio carina (bugia ignobile, ndr). Ti piace la nostra scuola, bella vero? Non sei ancora iscritta  all’ ASC? No?  Eh dai, iscriviti ; e vota per me, sono candidato.

-Candidato a cosa, scusa?

-Ma alla guida dell’Associazione Studentesca Carducci,  ovvio !

L’ ASC?  L’ Associazione ? Ma cosa diavolo era?

MA COME  COS’ ERA?

E allora, giù con la spiega : era l’ elemento formativo , integrativo e complementare dell’ attività didattica, nonchè la suprema espressione della democrazia scolastica !

Era stata infatti in quei giorni convocata presso l’ Aula Magna del Liceo l’ Assemblea annuale  dell’ Associazione  ( rappresentativa  della stragrande maggioranza  dei carducciani , eravamo oltre 1.200) , per  eleggere  il nuovo Consiglio Direttivo. E ognuno degli iscritti poteva votare per i candidati preferiti . Chi avesse  ottenuto il maggior numero dei consensi sarebbe diventato  Presidente dell’ ASC. Altri sette tra i candidati con più voti sarebbero entrati nel Board  ( che ovviamente così non si chiamava… )  e sarebbero  divenuti assessori (  ops, no , non assessori, piuttosto ministri ) della nuova Giunta, che veniva rinnovata ogni anno, ciascuno con la propria delega .

Il Presidente ( che aveva anche la responsabilità della Tesoreria)  gestiva le attività istituzionali ( leggi rapporti  con la presidenza  dell’ Istituto e con le associazioni omologhe degli altri licei milanesi : “ politica associativa  pura” , attraverso il Comitato Milanese Interstudentesco  ) . Gli altri  si occupavano delle  attività  formative (  conferenze  et  similia ), culturali ( cineforum e biglietti scontatissimi agli spettacoli dei principali teatri milanesi), sportive  ( campionati di atletica tra le varie scuole, gare di sci, etc ) , ricreative ( gite, con immancabile presenza of course  di alcuni professori  a ciò  disponibili  ) e ludiche ( leggi feste da ballo,  nonché lo show di fine anno in Aula Magna, in cui si esibivano i “ talenti musicali” , solisti e band , era l’ epoca dei fan dei Beatles e dei Rolling  Stones , tutti i “ complessini” erano ormai dotati di chitarre elettriche… ).

E tutto ciò esisteva da anni e  anni, con regole stabilite da un apposito Statuto. E c’ era  anche un “ giornale” , retto da una vera e propria redazione composta dagli studenti del liceo,  dove si potevano pubblicare  i propri contributi : il “ Mr. Giosuè” !

Insomma, era partita la compagna elettorale (che trovò la sua massima espressione allorchè  alla Presidenza dell’ ASC, alcuni anni  dopo , si candidò Andrea Milani  Comparetti, e fu quella una vera campagna elettorale  “all’ americana”, con colloqui one-to-one, volantini, etc etc  : Andrea era un ammiratore fanatico di John F. Kennedy. Quel pomeriggio di elezioni , ricordo, salì -sicuro di aver vinto- sul palco dell’Aula Magna «tra microfoni, altoparlanti e probiviri quando mancavano ancora  da scrutinare almeno cinquecento schede » ( tratto dall’ articolo “ Il mito mitizzato” , Mr Giosuè, novembre 1966, a  firma  di Paola Grego , cioè io) ; e aveva già da  giorni ordinato a casa sua la “ cena in suo onore” per gli amici, con relativi beveraggi per i brindisi …Ma questa è una storia che vedremo infra).

Ullallà che bello!

All’ASC mi iscrissi  subito, andai all’ Assemblea, e votai  i candidati che – nella “  sfilata  al  microfono” –  mi erano sembrati più simpatici e convincenti.

E, quando uscì il “Mister” , lo divorai .

Pochissimo tempo dopo, l’ ASC  proponeva  a biglietto scontatissimo uno spettacolo al “Piccolo Teatro” : ci andai ( al termine della  commedia ,  mio padre  mi aspettava all’ ingresso del Teatro, in via Rovello, saremmo  tornati a casa  in tram) . 

Fu la prima volta di una infinita serie di  altre volte : oltre al “ Piccolo” ( per  “ tutto Strehler”) , con pochi soldi  si andava al “ Lirico”, all’ “ Erasmo”  (  per  “ tutto Pirandello”), e tanto altro ancora.  Non più con mio padre ad aspettarmi, ma con i miei amici  che a casa mi avrebbero poi riaccompagnato . Milano era, a quel tempo, una città tranquilla : ma io avevo solo 16  o 18 anni. Anche loro avevano 16  o 18  anni,  ma erano maschi ( e  a casa  mia “  erano  di casa”. No problem, dunque).

IL MONDO DI IERI.

Andò avanti così per un bel po’, e io all’ Associazione  mi sentivo sempre più vicina perché conoscevo sempre più gente che vi partecipava : andavo volentieri alle feste, e presi pure parte , come pianista,  a un “ talent”  di  fine anno .

Ero affamata di amicizia!

E  leggevo con vero entusiasmo il “Mister” , che era davvero un  gran bel giornale .

Tutto bene, dunque?  Sino a un certo punto, perché c’ erano già segnali di tensione con le Autorità, ovvero il preside  e il suo rappresentante  per i rapporti con  gli  studenti, ovvero il Professor Boniti .

Il clima divenne caldo nel 1964/65  quando ( direttore del Mister era Stefano Rolando)  gli “ accordi  di autonomia” – che erano stati precedentemente sottoscritti da  entrambe  le parti, direttore del giornale era allora Enrico Finzi  – cominciarono  a essere  disattesi dalla  illustrissima presidenza.  L’ attività dell’ associazione veniva sistematicamente bloccata in alcune delle sue proposte di manifestazioni  culturali; e comparivano le prime censure agli articoli da pubblicare sulla nostra testata.

Nel 1966  il clima è ormai caldissimo :  « I punti censurati  compaiono sul giornale coperti di lugubri righe nere. Il terzo numero, che esce a  metà febbraio,  fa del “ Mr. Giosuè “ il giornale  più censurato d’ Italia . Eleganti spazi  bianchi  campeggiano tristemente  fra  gli articoli  superstiti con la scritta “  La pubblicazione dell’ articolo è  vietata  dalla presidenza…Il direttore Roberto Mari si  dimette  per impegni scolastici  ( va detto che  quell’ anno Roberto faceva  la terza, e il suo rendimento a  scuola  era  crollato, lo so perché  Roberto io lo conoscevo bene,  Nota di  PGL)  e la redazione  elegge direttrice  Gigliola Fornari,  di prima liceo.  Scoppia intanto il “ caso Zanzara”  e il quarto numero del  “Mr Giosuè”  deve ancora  uscire. In base agli accordi  vengono consegnati al  preside nove articoli. La pubblicazione  di  questi articoli  viene   vietata dalla presidenza. Contemporaneamente,  viene richiesta al direttore la consegna in dattiloscritto dell’ intera pubblicazione …» ( *).  In seguito ai nuovi sviluppi della  situazione, la segreteria  dell’ ASC  convoca per il 25 marzo un’ Assemblea straordinaria che approva una  Mozione «per riaffermare i principi  di democrazia  attiva  attraverso l’ esercizio del libero dibattito…La Mozione  viene respinta dalla presidenza»  e si assiste a una fase di vera e propria  turbolenza in cui la presidenza addirittura  minaccia provvedimenti disciplinari in caso di sciopero, alias “ astensioni collettive dalle lezioni”.

Il 20 aprile  viene convocato il Consiglio dei Professori e, nella  sua imminenza, Il Presidente  dell’ ASC, Andrea Milani Comparetti, « si reca  ancora  una  volta  del preside…rinunciando  ( a precedenti  richieste, ndr ) …pur di ottenere una regolamentazione della censura , più favorevole per i numeri successivi. Tale proposta non sarà neppure presa in esame».

A questo punto cosa  successe?  direte voi.

Successe  che – poiché problemi analoghi li avevano anche gli altri licei milanesi, in primis il Parini  dopo il “ caso Zanzara” – si arrivò  a un  Convegno organizzato  il 16 e 17 aprile  dal CMI  al termine del quale veniva approvata una «Mozione  sui problemi della formazione  delle Associazioni  e dei  giornali studenteschi  sul piano  nazionale ; elaborazione di una linea unitaria a livello cittadino » . Mozione che, unitamente ai contribuiti dei responsabili delle associazioni  di vari Istituti  milanesi , fu pubblicata nel maggio 1966  in un “ Libro Bianco sulle associazioni e i giornali studenteschi medi di Milano “  edito da Feltrinelli ” ( prezzo  700 lire ). 

Nella pubblicazione – in cui la parte del leone era riservata all’ ASC , a cura  di Stefano Rolando , Franco Baccalini, Roberto Mari e Piero Melodia -  compariva  anche uno scritto di Marco De Poli, direttore de “ La Zanzara”, il giornale del Parini  , che così chiudeva « Abbiamo vinto un processo, è vero (il 2 aprile  la sentenza aveva assolto De Poli e i due studenti  che  avevano  firmato la  famosa  inchiesta  dall’accusa di stampa oscena e corruzione di minorenni, ndr)  ma è come lo avessimo perso, perché il risultato è stato proprio quello che volevano le forze conservatrici, integraliste  e reazionarie  che ci hanno attaccato : la limitazione delle attività dei giovani nella scuola, la repressione delle loro aspirazioni alla libertà  e alla  democrazia , la fine della libertà di stampa e di opinione  che pure  è sancita  a chiare lettere  nella  nostra  Costituzione».

( *)  Tutte le frasi sin qui virgolettate sono tratte dal Libro Bianco ut supra . Sul “ caso Zanzara”  non mi  dilungo.  Noi lo vivemmo di persona ma fortunatamente  , di quella vicenda  che infiammò le scuole italiane e divenne un caso mediatico , su internet si trova  parecchio.

 

Erano le avvisaglie del sessantotto.

Il Mister continuò le pubblicazioni anche nell’ anno scolastico 1966 /67  ( io ero in redazione ) , con la sua brava censura  da parte della presidenza. Una delle azioni  più eclatanti riguardò anche me, che avevo scritto un articolo sull’ iter normativo che avrebbe portato alla approvazione della  “legge Fortuna” sul divorzio.

Il Mister  vivacchiò ancora qualche tempo dopo la mia maturità ( 1967) . Poi – per dirla con Tomasi di Lampedusa – tutto « trovò pace in un mucchietto di polvere livida» .

Cosa ci sia oggi, nelle scuole,  di associazioni e giornali, non so.

Ciò che so è che tutto  quanto  ho scritto sopra  è assolutamente vero . Ne fui – se non protagonista – “ testimone” in prima linea,  presente a molte  delle discussioni  che portarono al Libro Bianco. ( Ero infatti amicissima di Andrea, e a casa sua di casa). Anche , a volte, persino durante le riunioni  del Direttivo dell’ ASC , anche se io del Direttivo non facevo parte…Avevo però conquistato un ruolo importante : la responsabilità della  distribuzione del Mister  sul mio piano, il primo, otto classi.

TRA EDOARDO E ANDREA , per non parlar degli altri.

Edoardo Mojoli  e Andrea Milani Comparetti  stavano nella stessa  classe nella sezione  “ F”, un anno avanti a me ( dove stavano  anche Luca Pajetta,  Piero Melodia e Stefano Rolando, quella classe era una vero concentrato di “intelligenzia carducciana” ) . Li conobbi entrambi quasi contemporaneamente, e già all’ inizio della mia seconda liceo – l’ anno più bello del mio intero percorso scolastico, università compresa – eravamo grandissimi amici.

Con Edoardo, andavamo ai concerti ( eravamo entrambi soci della “ Gioventù  Musicale” ), a teatro e al cinema :  d’ essais  , ça va sans dire .

Era  “coltissimo” (si può dire, di un ragazzo  di 18  anni, che era coltissimo? Sì, si può). Ed era uno studente brillantissimo, dotato di una visione anche politica “da dottor sottile”.  Pur non facendo parte dell’ ASC in ruoli direttivi, era un “ influencer”.

Adorava le auto e le moto. Condivideva, appena presa la patente , la “ FIAT  850”  di sua madre  , utilitaria dalla quale  traeva performance incredibili anche per i collaudatori del Lingotto ; e appena la stagione lo permetteva inforcava la sua moto, e spesso andavamo a fare lunghi  giri. Un giorno compimmo addirittura il periplo del Lago di Como : rimasi “  dolorante” per  giorni….

E proprio mentre faceva un giro in moto Edoardo, che stava preparando il primo esame da dare al Politecnico, Ingegneria, trovò improvvisamente la morte, esattamente un mese prima di compiere 20 anni. Era il 26 maggio 1967, e io ero alle soglie della maturità.

Fu il primo grande e vero dolore della mia vita ( avendo visto solo l’ altro giorno che sul sito della  nostra associazione  di ex  Alumni  c’è una  pagina “ In Memoriam” , farò asap una pagina per Edoardo, gliela devo, ndr).

Con Andrea, invece, era tutto da ridere. Perché Andrea era un genio assoluto.

Presidenza dell’ ASC  dell’ Interassocativo  a parte, quasi quisquilie, egli era il carducciano che vantava i voti più alti in tutte le materie. Praticamente un elenco di “ dieci”  a ogni pagella. Ma questo  solo perché la pagella non prevedeva la lode.

No, mi correggo: in ginnastica era una schiappa, e le sue « doti atletiche erano largamente  lasciate supporre  dall’ abituale 1+»  ( mio art. cit),  che “ un poco”  gli rovinava la media.

Interveniva su tutto, fosse la politica interna o quella americana, o l’ultimo film di James  Bond ( che era il suo mito, soprattutto per quanto riguardava  i  rapporti  di 007 con le donne) . Andava pazzo per  i racconti  di fantascienza; e aveva già intuito tutto della domotica.

Aveva un ego ipertrofico e un carattere schifoso :  era presuntuoso, arrogante e autoritario.  E , sarcastico come era , quando ti si rivolgeva ti faceva sentire cretino.

Per tutte queste caratteristiche io semplicemente lo adoravo. E lo adoravo anche perché – oltre a essere un genio – sapeva anche essere tenero e affettuosissimo : con chi voleva lui, e io fra questi pochissimi stavo.

Insomma, Andrea aveva una forte personalità ed era bravissimo : alla maturità fu tra gli “ Alfieri” , ricevuto dal Presidente  della Repubblica  e con tanto  di onorificenza,  you know  what I mean.

Proveniva da una illustre famiglia fiorentina ( un suo avo era stato un celebre filologo, e suo padre era un’ autorità nel campo della neuropsichiatria). A  Firenze, Andrea ci andava abbastanza spesso . Ci andò subito  quando ci fu la devastante alluvione, novembre 1966,  e lui aveva appena iniziato l’ università  , anche lui – come tanti altri  giovani – era tra coloro che passarono alla storia come gli “ angeli del fango” . E ci andò poco prima della mia maturità ( scusandosi per lasciarmi sola proprio in quei giorni ), perché stava per morire Don  Lorenzo Milani , il  priore di Barbiana : che era suo zio.

A Milano, Andrea abitava in un elegante condominio a Città Studi, e godeva di due stupendi asset : un “ locale-tavernetta”  tutto suo,  dove  aveva raccolto  tutto  ciò che gli interessava, a partir dai libri , e dove poteva ricevere sino a tarda ora gli amici senza disturbare gli altri componenti della famiglia. E un fazzoletto di giardino dove gli piaceva studiare per l’ indomani  camminando avanti e indietro anche in inverno  con un libro in mano e parlando con se stesso. L’ operazione  richiedeva  normalmente pochissimo tempo, perché il “ genio”  aveva anche una memoria  prodigiosa  : un’ occhiata appena,  e una formula o una frase erano già memorizzate e metabolizzate , input e output  in pochi minuti . E mentre io stavo lì con i miei libri ( e a preparare le lezioni per l’ indomani  ci avrei messo ore) , Andrea mi  apparecchiava una piccola merenda o una bibita, e attaccava: « Dai, parliamo».

Era un “ gossipparo” formidabile, sapeva vita e miracoli di tutti : e ciò senza social media !!! Ore, passavamo così. A casa sua o a casa mia.  Poi, mentre lui se ne andava a fare altre mille cose,  io quelle ore entusiasmanti che avevamo trascorso chiacchierando fitto fitto le dovevo scontare studiando dopocena…

Lui , a 18 anni, era già con la testa entrato nella “ meccanica celeste” ( si sarebbe laureato velocissimamente in matematica  a Milano,  avrebbe fatto la specializzazione alla Normale di Pisa, avrebbe studiato all’ estero, sarebbe entrato nel novero degli scienziati  che studiano i “ corpi cosmici” -  gli avrebbero addirittura  dedicato un asteroide- , avrebbe scritto una quantità  di Paper  e avrebbe conquistato una quantità  di riconoscimenti internazionali ; e avrebbe insegnato per tutta la vita all’ Università di Pisa dove avrebbe vissuto con la sua famiglia).

Lo vidi l’ ultima volta nel pieno del sessantotto : era ovviamente tra i capi del movimento di occupazione della Facoltà di matematica. Lo cercai telefonicamente  una   volta, molti anni dopo : ci aggiornammo reciprocamente sulla nostra vita e sulla nostra storia  professionale. Fu gentile, ci mancherebbe, ma mi fece chiaramente  capire che appartenevo “ al mondo di ieri”.

Peccato, perché – tra noi  non c’ era mai stata una “storia”, eravamo entrambi impegnati con i nostri reciproci  flirt – gli avevo voluto molto bene.

Conservo, quasi una reliquia, il libro che mi regalò  in occasione della mia Festa dei 18 anni, la dedica scritta con quella grafia storta e da zampa di gallina :  era “ Il Manuale di Bond , o come essere un vero 007” ( «un testo fondamentale per ogni donna di cultura»).

OGNUNO HA TANTA  STORIA, TANTE FACCE NELLA MEMORIA

Al di là delle persone sin qui citate,  c’ erano in quei miei anni al Carducci, nel senso della notorietà, molte “ specializzazioni” …

C’ erano i fanatici delle feste ( in primis, Franco Ferrari) . C’erano gli sportivi  ( ricordo Marco Bergometti – che tra l’ altro suonava  benissimo il pianoforte -, Carlo Chionio, Luca Clavarino, Danio Manini…) .

C’ erano le “ fanciulle “,  e tra le molte la più bella era forse Danila Moll, che stava in F, alta, bionda, slanciata  e sempre elegante. 

C’ erano Duccio Berio e Roberto Trovati. C’ erano gli Hugony, tre fratelli che per il loro impegno associativo vennero  soprannominati “ I Kennedy del Carducci”.

E c’ erano quelli del “ Circolo Letterario”, guidato da Giannalberto Bendazzi ( notissimo anche per  le  sue performance sportive ), e di cui facevano parte tra gli altri  Giorgio  Politi e Alberto Lunghini.

LA SINTESI

E  fu proprio con Alberto Lunghini – neo studente  di Ingegneria ,  il “ peggiore “ tra i miei  ex-incaricati  di classe  ( stava nella A)  mentre ero responsabile della distribuzione  del Mr. Giosuè ,  un campioncino dello sport, faceva ostacoli – che , a dicembre  del 1966,  iniziava ( al cinema, andammo insieme ad amici a vedere il  famoso film “  Viaggio allucinante “)  il “ viaggio ”  della mia vita.  

Ci sposammo nel 1975.  Siamo ancora qui, insieme.

 

Testata giornalistica non registrata ai sensi dell’Art.3 bis del D.L. 18 maggio 2012, n. 63 convertito in Legge 16.07.2012 n°103

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