Periferie, l’Inu propone azione complessiva. Possibile agire sugli eco bonus

di Silvia Viviani, Presidente Istituto Nazionale di Urbanistica

I 500 milioni di stanziamento appena annunciati dal Presidente del Consiglio per la riqualificazione delle nostre periferie sono un’ottima notizia. Anche l’Istituto Nazionale di Urbanistica è convinto che il contrasto all’esclusione sociale da cui spesso nascono i germi della criminalità e del terrorismo passi per la predisposizione di azioni che combattano il degrado sconfortante che talora si riscontra in alcune aree delle nostre città. Tanto ne siamo convinti che sosteniamo la necessità che la rigenerazione urbana diventi una pratica sostenuta da una programmazione costante e diffusa sul territorio. Non bisogna accontentarsi di lasciarla a buone pratiche sporadiche, tanto lodevoli quanto isolate. Occorre far convergere risorse pubbliche e private, incentivi e investimenti.

La proposta dell’Inu è di potenziare gli ecobonus che tanto bene stanno rendendo nell’ambito del rinnovo delle unità immobiliari ed estenderli alla scala della città, per la rigenerazione di quartieri e complessi urbani. Si tratta di rimodulare gli standard del decreto ministeriale 1444 del 1968 (pensati per un mondo che faceva dell’espansione edilizia un suo obiettivo, e per accompagnare questa alla realizzazione di un minimo di servizi di pubblica utilità) e fare in modo che tengano conto di fattori come l’inclusione sociale, la resistenza agli eventi meteorologici estremi, la qualità del suolo, l’innovazione tecnologica, in sintesi tutti i nuovi bisogni della cittadinanza e della società contemporanea, che le nostre vecchie periferie non sono oggi in grado di soddisfare.

I nuovi minimi inderogabili di qualità urbana soddisfano nuovi bisogni e aumentano i valori dei suoli urbani e del patrimonio immobiliare che ne riceve benefici. I Comuni si occuperebbero di circoscrivere le aree di intervento, alle quali verrebbero assegnati i nuovi ecobonus, e sulle quali possono essere fatti convergere anche i fondi europei assegnati agli assi urbani, per azioni di efficienza energetica, smartness, inclusione. Sarebbe più facile, in questo modo,  promuovere gli investimenti dei privati. E’ un ciclo virtuoso, possibile, che può dare il via alla nuova economia urbana. Cessata l’espansione edilizia, inizia il lavoro complessivo di recupero e rigenerazione, complessa ma completa.

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