Il post Expo diventerà “ NEXPO” ? Un dibattito nel corso della presentazione del “ Rapporto Nomisma” a Milano

di Francesco Tedesco (*)

Nel corso della presentazione dell’Osservatorio sul Mercato Immobiliare di Nomisma, svoltasi lo scorso mercoledì 25 novembre a Milano presso la sede di Fondazione Cariplo, si è parlato anche di “NEXPO”, uno degli argomenti più dibattuti di questi tempi da tutta la stampa ( immobiliare e non), ossia il futuro delle aree EXPO, un tema che appassiona molti e che certo continuerà ad attirare l’attenzione degli italiani anche nei prossimi mesi.
Sì perchè come ha notato anche Aldo Mazzocco, Presidente di Assoimmobiliare nel corso della Tavola Rotonda organizzata da Nomisma, «dimostrare che “NEXPO” funzionerà significa dimostrare che l’Italia sa uscire dalla crisi, sa mettere insieme università, ricerca primaria, aziende e istituzioni. Certo, si tratta di un compito difficile e c’è bisogno di creare un consenso nazionale; tuttavia ,se non siamo in grado di “vendere” agli investitori stranieri un progetto su un’area a nord-ovest di Milano già dotata di metropolitana e alta velocità, allora vuol dire che il Paese è già spacciato. Certamente l’area che ospita EXPO» ha continuato Mazzocco «non è parte di Milano, ma una zona vicina alla città con una sua vocazione di rilievo nazionale. Attenzione quindi a non costruire cattedrali nel deserto, come è stato ad esempio in passato , inizialmente, per La Défense a Parigi, o Canary Wharf a Londra, e per lo stesso EUR a Roma ancora oggi : tutti progetti che hanno avuto dei problemi di integrazione con le rispettive città. EXPO, a nostro avviso, dovrebbe diventare una sorta di Silicon Valley per il nord Italia: un polo a forte presenza di università e ricerca primaria, sia per Milano che per Torino, affiancate da grandi aziende che guardino all’innovazione sull’onda di quello che è successo con Apple, Google e Facebook. Assoimmobiliare è dunque in linea con la proposta di Assolombarda, che intendiamo sostenere e aiutare».
Presente in Tavola Rotonda anche il giornalista Oscar Giannino, “ambasciatore” della proposta di Assolombarda di cui molto già si è scritto sui quotidiani nazionali. «L’area che ospita EXPO è uno spazio di un milione di metri quadrati, che certo non sono pochi, e tuttavia relativamente piccolo se pensiamo ai diversi milioni di metri quadrati che abbiamo in città con le aree FS da riqualificare» ha esordito il giornalista. «La nostra proposta vuole scongiurare che su quest’area si vada a creare qualcosa che la renderà vivace e attiva di giorno, ma desolata e morta di notte. Bene quindi a un insediamento focalizzato sulla tecnologia e la ricerca, sull’università e la vivibilità a partire dalla volontà dell’Università Statale di spostare qui le proprie aree che sono concentrate attualmente in via Celoria e creare un grande campus universitario. È questa un’occasione da non perdere» ha insistito Giannino «ma i tempi si fanno sempre più stretti e, poichè non possiamo permetterci il lusso di perdere la Statale, occorre avere un’indicazione precisa dal Governo su cosa si vuole fare entro la fine di dicembre. Occorre indicare al più presto una figura che garantisca che si vada avanti verso un Masterplan a gara internazionale da raggiungere nella seconda metà del 2016. Serve una figura di convergenza tra politica nazionale e locale; e serve far partire immediatamente una serie di attività che mantengano viva l’area e la zona».
«Cosa fare dell’area dovrebbe essere tra i grandi temi per l’elezione del futuro Sindaco» ha poi sottolineato il giornalista. «Se perdiamo la sfida di NEXPO, Milano perderà la gara con le altre grandi aree metropolitane europee: è giunto il momento di decidere come vogliamo realizzare la grande area metropolitana milanese del futuro».
Abbastanza in disaccordo con la visione proposta da Giannino è sembrato Gianni Verga, per anni assessore all’Urbanistica del Comune di Milano e tra i “ motori” del rilancio immobiliare della città. «L’area che ospita EXPO è una sorta di grande reliquato intercluso di difficile collegamento con la città, anche se le infrastrutture ci sono» ha esordito Verga. «Porta Nuova, ad esempio, è stata facilmente integrata alla città, ma a EXPO ci sono molti oggetti -come la Fiera, il carcere, gli svincoli autostradali- che la rendono una zona chiusa. Bisognerebbe realizzare qui un vero e proprio nuovo quartiere di eccellenza per la città, che trovi qui il suo equilibrio. Se si farà vivere “NEXPO” creando un nuovo quartiere, allora sarà una vittoria per Milano, ma servono tempi certi e un vero impegno da parte del Governo. La prima cosa da fare è trovare un “project manager” che si occupi di seguire l’iter del progetto per i prossimi dieci anni almeno» ha affermato Verga.
Secondo il Presidente di ANCE (e anche della Triennale di Milano), Claudio De Albertis, «il vero problema di NEXPO è che in questo Paese non c’è nessuno sviluppatore in grado di gestire un progetto di sviluppo di queste dimensioni. È principalmente un problema immobiliare» ha chiarito De Albertis «sia perchè per queste aree oggi non c’è mercato, sia perchè in questo momento non c’è richiesta di nuovi alloggi e di nuovi spazi uffici. Non esiste dunque una fattibilità economico-finanziaria dell’operazione».
«L’idea di Assolombarda è interessante» ha chiarito il Presidente di ANCE «ma bisogna vedere se i conti tornano, ed è difficile che sia così, visto che l’area è inserita in un contesto di forte degrado. Occorre che la Governance trovi idee importanti e che le trovi velocemente, altrimenti non avverrà nulla per almeno dieci anni. Di sicuro sull’area non avverrà nulla prima di almeno due anni, ma intanto bisogna creare attività che rendano viva l’area che altrimenti è a fortissimo rischio di degrado e fatiscenza. Entro novanta giorni al massimo» ha indicato De Albertis «bisogna arrivare a un piano di fattibilità, poi serviranno altri 60 giorni affinchè la Governance capisca cosa vuole fare. A questo punto si potrà lanciare una gara per il Masterplan di 8-10 mesi. Solo in questo modo si potrà arrivare entro i due anni ad avere un quadro chiaro che permetta al pubblico di fare da “aggregatore” di tutte le aziende che vorranno credere e sposare il progetto».
A questa visione dirigenziale e -in un certo senso- verticistica si è contrapposta l’idea democratica e partecipata dell’Architetto Mario Cucinella, a capo dell’omonimo Studio. «La sfida di NEXPO è molto complessa. Inoltre, è sempre difficile dover mettere sul tavolo un’idea forte quando non arrivano da parte della committenza direttive chiare su cosa si vuole fare. E tuttavia questa è una grandissima opportunità da cogliere: da sempre parliamo di “green city” e di “smart city”, che sia magari proprio NEXPO il luogo dove conciliare queste due idee?»
«Per trasformare tutta l’area ci vorrà molto tempo» ha continuato l’Architetto «e ci sembra impensabile trasformare tutto quanto subito in una volta. Il Masterplan dovrebbe invece crescere piano piano, facendo piccoli passi uno alla volta in maniera più graduale. Dovrebbe inoltre essere creato un “tavolo di competenti”, senza trascurare assolutamente il coinvolgimento del pubblico e della cittadinanza: mettiamo subito in pista dei tavoli di creativi che possano vedere quel futuro che ancora non riusciamo a vedere!» ha esortato Cucinella.
«Per un’area così grande è essenziale avere il contributo della società. Facciamo da subito un luogo del dialogo per raccogliere le idee migliori, un luogo dove si possa sognare il futuro dell’area. La Triennale di Milano, ad esempio, potrebbe proprio essere il luogo perfetto…».

(*) Francesco Tedesco, collaboratore di www.internews.biz e di ECONOMIA IMMOBILIARE, è ingegnere ambientale esperto in energie rinnovabili e giornalista pubblicista

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