Ritratto di Daniel Chorzempa, concertista tra i “ grandissimi” della musica classica mondiale. Polacco-americano -tedesco l’ artista abita da molti anni a Firenze perché «non potrebbe vivere in nessun altro posto»

di Paola G. Lunghini

Nella foto, Daniel Chorzempa

Nella foto, Daniel Chorzempa

Il 20 gennaio scorso ero, già dal mattino, in fibrillazione. Nel pomeriggio sarebbe infatti venuto a trovarmi, dopo tanto tempo che non lo vedevo, il mio carissimo amico – e dalla bellezza di 30 anni – Daniel Chorzempa.

Daniel, oggi 71 anni, che già da giovanissimo veniva acclamato tra i più grandi “ tastieristi” ( organo, pianoforte, clavicembalo e clavicordo ) al mondo…

Daniel, che a 25 anni già si esibiva in Europa davanti ai re; e che ha tenuto concerti ovunque, dalle Americhe al Far East – in teatri e festival con Sale anche da 5/ 6 mila persone – e all’Australia…

Polacco di origine, americano di nascita, tedesco di educazione, Daniel parla otto lingue, di cui quattro come lingue madri.

E’ anche direttore d’ orchestra, docente di composizione nelle più prestigiose accademie musicali , esperto in storia dell’ arte e specialista in acustica ( è pure laureato in architettura).

Non c’è partitura musicale tra quante ne sono state scritte che lui non abbia studiato e interpretato. Suona tutto a memoria, senza spartito. « Io non capisco come si faccia a suonare CON lo spartito» sostiene. « Perché la musica è sempre “logica”. Una volta che l’ hai imparata, va da sè».

Beh, non è proprio così facile facile per tutti !

Inoltre – per fortuna sua – Daniel ha anche l’ “ orecchio assoluto” , un talento che solo pochissimi musicisti possono vantare.

Suona anche “ discretamente” ( dice lui ) il violino. Il che ovviamente significa che lo suona benissimo : sfido, ha incominciato a 4 anni !

Insomma, è un genio.

Ma di persona è una persona normalissima, addirittura quasi modesta. Ed è anche molto, molto divertente, soprattutto quando parla dei suoi “ colleghi” ( ne ha conosciuti una gran quantità), e spesso è “tagliente” persino con coloro che la Scala o il Metropolitan osannano .

Vive a Firenze da molti anni , perché «non avrebbe potuto vivere in nessun altro posto». Le finestre del suo appartamento – in un palazzo storico del centro cittadino che più centro di così non si può – affacciano direttamente sulla cupola del Brunelleschi, e il Salone è occupato da un solo “ mobile” : un pianoforte a coda.

Milano, 20 gennaio pomeriggio . Tra tartine al salmone ( Daniel va pazzo per il salmone) e spremute di pompelmo ( non beve, ha solo assaggiato un dito di prosecco per un brindisi all’ anno nuovo), sono state due ore meravigliose, parlando quasi solo di musica.

E’ tornato da poco da un tour in Australia, dove è popolarissimo ( Sydney, Melbourne e Adelaide) ; e da oggi inizia un giro ( un mese) di concerti in Germania, che è “casa sua”.

Tutti sold out.

Questo per sottolineare quanto siamo “ sciocchi “ noi in Italia : abbiamo in casa, a Firenze, un talento internazionale di quella portata, e in Italia Daniel suona “pochissimo” ( d’ accordo … costa parecchio… ma certo non di più di un famoso pianista cinese che peraltro il mio amico molto stima « per l’ eccezionale virtuosismo», o di altri pseudo-fenomeni contemporanei…).

Ricordo un concerto – molto esclusivo – che Daniel tenne un po’ di anni orsono a Milano, nella chiesa di San Maurizio , dove suonò le “ Variazioni Goldberg” di Bach. Al termine, una elegante signora gli porse un gran mazzo di fiori bianchi.

E dalla chiesa , saranno state le 10 di sera, uscimmo sottobraccio, lui in abito nero e io in tailleur bianco ( con i fiori in mano ) : i passanti e le auto si fermavano, convinti che si trattasse di un “matrimonio notturno “, e facendoci gli auguri…Noi ringraziavamo con un cenno, apparentemente commossi… e poi ci facemmo un sacco di risate.

Prima ancora andammo , mio marito e io, a sentirlo una volta a Torino : un concerto serale in Duomo. Arrivammo con un po’ di ritardo e , sul sagrato, si aggirava qualche decina di persone appena. Mi venne una “ fitta” di dolore : povero Daniel, stanno aspettando che la Chiesa si riempia un pochino per incominciare… INVECE , il Duomo era talmente strapieno che i vigili del fuoco a un certo punto avevano posto il veto all’ ingresso per motivi di sicurezza .

E le persone fuori aspettavano , sperando che qualcuno se andasse via all’ intervallo, per prenderne il posto …

Ci volle tutta la mia capacità diplomatica per persuadere il Comandante dei vigili che noi eravamo amici personali del Maestro, con cui saremmo poi andati a cena ( e prenotare un buon ristorante disposto ad accoglierci a quell’ ora era stata una vera impresa !).

Finalmente convinto, il Comandante ci lasciò entrare…Ma dovemmo attendere non poco per abbracciare il nostro amico. Al termine del concerto, infatti, c’ era una lunga fila di appassionati ( moltissimi erano arrivati apposta anche dall’ estero) con lo spartito in mano, per vedere il Maestro da vicino ; e con la preghiera di un autografo sulle musiche .

Lui si “ concesse” a tutti, a tutti rivolgendo due parole di “ ringraziamento” nella lingua appropriata.

E così al ristorante, per il gran ritardo , anzicchè mangiare, a momenti i camerieri “ mangiavano” noi…

Poi ci furono negli anni alcuni altri concerti a Milano. Tra questi, ne ricordo in particolare uno ( dal programma superdifficilissimo) al Conservatorio. Sold out, of course. Ovviamente con semplice cena a seguire a casa mia, a parlare di musica sino a tardi.

La foto qui in pagina è di circa quindici anni fa, ma Daniel è ancora oggi quasi esattamente così. Qualche ruga in più soltanto, e i capelli non sono più biondo scurissimo, ma un po’ più radi e di un biondo imbiancato. E’ sempre snellissimo : per fare il “ suo mestiere” al suo livello, sostiene, ci vogliono una salute di ferro e un fisico d’ acciaio .

A ogni concerto perde mediamente due/ tre chili di peso ( dipende se è Bach o Chopin, credo), per cui ha sempre una fame da lupo …

-Daniel, che programmi hai, dopo la Germania ?

-Qualche giorno a casa mia, in Svizzera, a sciare ; sono due anni che non riesco ad andarci . Lo sai, sono sempre in giro per il mondo.

-Alla tua età vai sulla neve !!! Mi raccomando, stai attento alle mani !

Mi guarda , sornione, e sembra un pacifico gatto che fa sfarfalleggiare le zampine . E non sai se ha uno sguardo dolcissimo in un viso dai lineamenti duri, o un ironico lampo azzurro in un volto dai tratti morbidissimi.

Ma, quando suona, Daniel assomiglia solo a una cosa : a un angelo.

 

Testata giornalistica non registrata ai sensi dell’Art.3 bis del D.L. 18 maggio 2012, n. 63 convertito in Legge 16.07.2012 n°103

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