La Drug-Economy

di Vanni Nastari, Docente di marketing dei servizi

Il 21 gennaio a Milano, presso Assolombarda, si è tenuto il seminario Ispi con la collaborazione del Corriere e di Sace, sugli scenari internazionali. Una specie di Astra della politica economica…Il riferimento non è casuale visto che il Vicepresidente ha esordito con l’aforisma:”2016, anno bisesto, anno funesto “.

Naturalmente non tutte le vision sono condivisibili e mi pare nemmeno totalmente allineate. Il primo statement è stato proprio quello sulla fondatezza delle previsioni, oggi molto scarsa a fronte dei cambiamenti improvvisi che destabilizzano il sistema.

Dall’accordo, con l’Iran sono attesi benefici per oltre 3 miliardi di dollari per l’Italia.

Il TTIP porterà benefici all’Europa.

Gli uomini.

Secondo l’Economist Putin è il leader forte di un paese debole, in contrasto con leader deboli di paesi forti. Il riferimento è a Obama e Merkel?

Il terrorismo contro sciiti e cristiani.

Il contrasto sul siriano Assad. La Siria sarà migliore senza Assad o si ripropone un film già visto?

L’esodo destabilizza l’Europa, che alza i muri, non è stata capace di gestire tempestivamente la crisi greca pari all’uno per cento del pil dell’Eurozona.

Il debito pubblico implicito, riportato nella tabella seguente, è il valore attualizzato, ipotizzando un fattore di sconto convenzionale, delle obbligazioni future dello Stato nel campo della previdenza sociale.

Può la Grecia sopravvivere senza opportuni ulteriori interventi, ovvero senza cancellare diritti acquisiti, stile Boeri/Cottarelli o senza un ulteriore default?

La finanza internazionale non chiede altro e non solo per la Grecia.

Si accentuano i contrasti e le ,tendenze centrifughe.

Il referendum sul Brexit, profondamente contrastato dalle banche americane, preoccupate dalla eventuale perdita di Londra dello status di centro finanziario globale.

Il “crollo “dell’economia cinese, una bufala pazzesca.

Un’economia che cresce del 6 percento, in realtà forse il 4, i dati statistici del paese sono come i soldi cinesi, che passano da una tasca all’altra dello stesso abito. Noi esultiamo per una variazione positiva dello 0.1 per cento.

La Cina ha un debito privato pari al 200 percento del pil, in compenso quello pubblico tende a zero mentre le riserve valutarie sono elevatissime, anche dopo le recenti valutazioni.

Il crollo del prezzo del petrolio, ovvero l’origine di tutti i mali.

Un’altra assurdità.

Può la diminuzione del costo di una importante materia prima essere la causa di una crisi economica?

Sarebbe come a dire che il bilancio di una famiglia entra in crisi perché è diminuito il costo del gas e dell’elettricità.

Nel 1973 la crisi era stata determinata dal motivo opposto.

Gli “ esperti” dicono che l’economia ha bisogno del petrolio a caro prezzo per mantenere inalterati i livelli del commercio internazionale.

Ma allora cosa accadrà quando e se i fossili, come fonte energetica principale, verranno sostituiti da energie alternative come le rinnovabili e dall’eventuale ritorno di interesse per il nucleare come in Inghilterra?

Sembra che tra Cina e Russia vi sia un accordo di lungo periodo per forniture a prezzi, concordati, non di mercato.

I cinesi stanno popolando la Siberia.

La mia opinione

La mia opinione è che l’economia è entrata in crisi, perché sono entrati in crisi i fondamentali dell’economia, che non è più la risultante dell’equilibrio di una serie di forze, ma che è ormai pesantemente drogata da scelte scellerate e componenti anomale.

La finanza, come fine e non come mezzo, che contamina anche aree profondamente coinvolte negli aspetti spirituali e soprattutto esoterici.

L’apertura ad ampio spettro al mercato cinese, con lo scopo preciso e realizzato di assestare un duro colpo all’economia europea.

L’India, pur con tutti problemi che derivano da uno Stato che presenta forti disequilibri nella popolazione, non è caduta nella trappola, prevede una crescita del 10 percento perchè ha saltato la fase dell’industria pesante e oggi è il produttore della metà del software mondiale.

Con una scelta diversa la sua industria sarebbe stata spazzata via dal gigante cinese.

I Paesi emergenti, grandi protagonisti nel decennio scorso, sono in recessione e registrano un aumento medio del debito che passa dal 150 al 195 percento del pil.

Secondo i relatori, i Paesi che hanno visto il successo di spinte populiste, Brasile e Argentina in testa, oggi in crisi si riconfigurano per tornare alla politica tradizionale.

Il populismo segna la fine della globalizzazione, non è la febbre della democrazia ma una sfida ai fondamenti stessi della democrazia con il risultato drammatico di paralizzare l’azione dei governi

Spinte populistiche dalle quali non sono esenti gli Stati Uniti.

Donald Trump è una grande scommessa, che trova terreno fertile nella perdita di posizioni da parte dei bianchi nelle classi minori. Hillary ha promesso che gli Stati Uniti non faranno interventi con armate di terra. Dobbiamo pensare che cesseranno di esportare democrazia e perderanno la vocazione di lanciare il sasso in piccionaia?

Sarà difficile.

Merkel sarà confermata?

Si realizzerà l’unione bancaria?

Quest’anno alla Cina verrà riconosciuto lo status di Economia di Mercato. L’Europa è contraria, ma può l’Italia opporsi ai prodotti cinesi se loro sottoscrivono il nostro debito pubblico?

La Turchia ha tre milioni di migranti pronti ad attraversare le frontiere.

Svariate centinaia di milioni di terzomondisti, con costante incremento demografico, sono pronti ad invadere l’Europa.

Un esercito ISIS di 60-70.000 soldati tiene sotto scacco 50 Paesi.

Ovviamente non basta dare la mancia alla Turchia, non abbiamo idee in merito, nemmeno confuse.

Termino questa nota, nella quale quasi tutti i commenti non sono ascrivibili ai relatori, ma sono personali.

Un commento sul futuro?

Mala tempora currunt.

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