Ritratto, con intervista , di Pietro Malaspina: da 56 anni nel mondo del lavoro, dal 1970 nel retail real estate sino ai vertici, e da poche settimane pseudo-pensionato, ovvero“ self employed” .

di Paola G. Lunghini

 

Nella foto, Pietro Malaspina
Nella foto, Pietro Malaspina

Nella community conosce tutti, e lo conoscono tutti . E tutti credono di conoscerlo :  errore !

E’ impossibile, credetemi,  conoscere bene Pietro Malaspina, che dal 31  dicembre scorso ha lasciato le cariche apicali  che ricopriva in Sonae Sierra,  dove operava  da oltre  15 anni ; e che nel 2014  ha lasciato la presidenza  del CNCC-Consiglio Nazionale Centri Commerciali, che deteneva  da  oltre 12 anni, dopo esserne stato Vicepresidente  per oltre un quinquennio .

E’ impossibile perchè Pietro , oggi 77 anni che nessuno gli darebbe,  ha cominciato a lavorare  da quando  di primavere ne aveva 21  ( e quindi fa 56 ,  un record) ; e perché   – umanamente –  è un fiume in piena anche ora che da poco più di un mese fa lo pseudo-pensionato. (  Sul suo profilo Linkdin, comunque, c’è già scritto “ Self  Employed”, ndr) .

Premesso che io lo frequento da moltissimo tempo ( non ricordo assolutamente in quale azienda stava quando lo incontrai la prima  volta) , e siamo buoni amici, ciò premesso  dicevo il “ritratto” – pur  avendo  scritto di lui innumerevoli volte – non glielo avevo mai fatto.

ll “ momento” è arrivato pochi giorni orsono, lui che mi raccontava i dettagli del suo percorso di  carriera e di vita, e io che riempivo innumerevoli pagine di appunti. C’ era il sole ( invero un po’ velato) ed  era pomeriggio presto allorchè Pietro arrivava all’ appuntamento.

Era buio fondo allorchè  si congedava.

Eh, sì, il racconto era stato molto lungo, per una vita quasi da romanzo.

Ecco allora il suo “ ritratto”, e la sua visione di un settore – quello del retail  real estate –  che pochi  in Italia hanno saputo approfondire quanto lui.

 

Pietro nasce nel 1938  a Milano, dove  frequenta con profitto il liceo scientifico. Casualmente ,  arrivato alla soglia della maturità, viene a sapere che « ci sarebbe la possibilità di trascorrere un anno negli USA» con quella logica di scambio-scuola che allora era quasi una assoluta novità.  Anche se papà e mamma  vedevano di  buon occhio quella  fantastica  esperienza, « soldi in casa per  compierla , però, non ve ne erano a sufficienza. Non restava allora che vincere una Borsa di Studio». Applicandosi un po’ più del solito, il giovane Pietro la Borsa se la guadagna : e così  parte  per uno dei più prestigiosi istituti superiori d’ America, la  “Shady Side Academy”, presso Pittsburgh, Pennsylvania. Ritornato ( entusiasta per quanto ha appreso, e più che fluente in inglese) si iscrive all’ Università :   Scienze  Politiche,  alla Cattolica. Il suo sogno, infatti,  è  la carriera  diplomatica: il fatto di essere perfettamente bilingue  italiano- francese , e il nome che porta ( Malaspina di Orezzoli)  avrebbero agevolato.

 

Bilingue perché la madre di Pietro – di origine lombarda – era nata a Metz (nord-est della Francia, capoluogo della regione della Lorena ) , città dove la famiglia  si era da tempo trasferita  per impiantarvi un’ attività  imprenditoriale . Pietro, che d’ ora in avanti chiameremo Pierre  come lo chiamava la mamma ,  impara  perciò il francese  ancor prima dell’ italiano.

La famiglia del padre, invece, di millenaria  nobiltà ma di ormai modesto censo,  veniva  appunto dal feudo di famiglia, Orezzoli  nella Valtrebbia piacentina ai confini con la Liguria; e  si era da un paio di generazioni spostata a Milano, dove Malaspina senior aveva avviato, dopo la guerra, una piccola intrapresa nel settore della meccanica di precisione.

Pierre è giovane,  e gli piacciono le cose belle: la “paghetta” che gli passa il genitore non gli basta e allora  – complice  la felice circostanza  che  la Facoltà non richiede  l’ obbligo di frequenza – si cerca  un lavoretto. E miracolosamente , grazie alla sua conoscenza  delle lingue –  lo trova subito. E che lavoro! Viene infatti assunto  all’ “ufficio artisti” de La Voce del Padrone,  casa discografica  tra le più prestigiose  non solo in Italia, che ha “ sotto  contratto”  nomi di valenza  internazionale.  Pierre ( che nell’ azienda  impara  « a fare un po’ di tutto» )  ne  conosce  , in quegli  anni,  moltissimi :  i cantanti Paul Anka,  Nat King  Cole, Shirley Bassey, Nicola Arigliano, Sergio Bruni, Tony Renis , il Direttore d’ Orchestra Pino Calvi, i jazzisti Intra, Cerri e Gaslini …ma anche il soprano Maria Callas, i tenori Di Stefano e  Corelli,  il pianista  Arturo Benedetti Michelangeli e il violinista Nathan Milstein.

Frequenta  come “ inviato speciale” il Maggio Musicale Fiorentino, e i festival della canzone ( Napoli e Sanremo); e diventa un habitué della Scala :  «una pacchia» , mi confessa.

Da quell’ esperienza  lavorativa  la passione per la musica  ( che già c’ era)  ne esce centuplicata e diventa conoscenza.  «Ancor oggi  posso  passare, e  a “poca  distanza”» mi dice « dai Pink Floyds  a Monteverdi, dal soul alle canzoni napoletane,  e dal jazz al Rigoletto».

Nel frattempo, trova anche il tempo per laurearsi. La  specializzazione per la carriera  diplomatica si avvicina ma…improvvisamente , il padre è colpito da un grave infarto. Oltre al dolore, è l’addio al sogno: occorre  dedicarsi alla meccanica  di precisione, un’ attività che per nulla  gli piace ma nella  quale  da  subito  rivela un talento inaspettato per i risvolti commerciali della stessa . Si rende  conto, insomma,  di essere  « portato per vendere». E allora cede  la società , ed  entra – quasi per caso – in quella dell’amico Roberto Alazraki (che avrebbe poi fondato il primo fondo pensioni privato italiano): il quale , come esponente per l’Italia della IOS, con base in Svizzera  – vendeva fondi  di investimento, inizialmente alle truppe americane di stanza in Italia…  ma subito dopo anche  agli italiani che si dimostrano   un  ottimo target. Pierre ci dà sotto con gli “ atipici” arrivando a guadagnare «  cifre folli» . Il castello, però, e subito dopo la quotazione  di IOS alla Borsa  di Ginevra,  si sgonfia sino a crollare . Pierre si ritrova con molti soldi in tasca, ma senza lavoro. Occorre  trovarne  subito un altro, perché quando  si è  giovani e si amano le cose  belle,  il denaro evapora in fretta.

 

Siamo nel 1970, e i tempi non sono facili. Un bel giorno però lo chiama un signore che  aveva conosciuto come cliente , che gli propone l’ assunzione in un settore  di cui nulla  Pierre  sapeva. Ma lui è giovane e ambizioso, e  accetta il rischio . E così entra alla Standa (acronimo di Società Anonima Tutti Articoli NazionaliDell’Arredamento e Abbigliamento,  allora già di proprietà Montedison) , come “ Assistente  Affari Speciali” ed è, al momento dell’assunzione, il più giovane dirigente del Gruppo.  Si tratta di andare  presso le amministrazioni comunali,  strappare loro la  possibilità di “ aprire” una Standa  nel loro territorio ed ottenere tutte le necessarie autorizzazioni.  Insomma, va a “ fare  sviluppo”.

Riscuote un buon successo, e soprattutto impara tutto quello che c’è da sapere circa la legislazione  sul commercio che, con la legge  n°426  dell’11 giugno 1971, vede un vero e proprio ribaltamento  di situazione. (La legge di “Disciplina del commercio” aveva  recepito in parte le istanze di una maggiore professionalità degli operatori commerciali e di una modernizzazione del settore espresse nei Programmi economici nazionali. Essa manteneva, peraltro, un sistema di regolamentazione strutturale fortemente limitativo del funzionamento del mercato. Le principali innovazioni introdotte dalla legge erano l’istituzione di un Registro degli esercenti il commercio e la connessione del processo di autorizzazione amministrativa alla predisposizione di piani commerciali, cioè all’adozione da parte dei Comuni di linee programmatiche riguardo all’evoluzione della struttura del sistema distributivo, ndr).

Ci resta anni, Pierre, alla Standa  :  che nel 1975 , attraverso la jv Eurostanda, aveva inaugurato l’ Euromercatodi Paderno Dugnano, nei pressi di Milano, con la collaborazione del gruppo francese Euromarché. «Insomma,  la Standa  si era messa  a fare i centri  commerciali» spiega Pierre, con un sorriso «e ricordo l’emozione di ritirare la licenza per il centro commerciale intestata a me!» (L’azienda subì un’altra svolta nel 1988, quando laFininvest di un giovane Silvio Berlusconi acquisì dal gruppo Ferruzzi – Montedison il 70% della Standa, rinominandola “Standa la casa degli italiani”. Seguirono  poi altri cambi di pelle, sino alla scomparsa  totale  del marchio nel 2001, ndr).

A un certo punto del percorso, nel 1982. anche  Pierre  cambia  ancora  una  volta  attività:  passa  direttamente nella società di servizi immobiliari di Montedison, la Cagisa, come “ responsabile  urbanistica” con un focus particolare sulle aree dismesse del Gruppo( « erano una quantità pazzesca, su tutto il territorio»). E davvero è  un lavoro da pazzi, anche perchè le irregolarità si sprecavano . L’ attività di Pierre raggiunge la follia negli anni caldi del  condono edilizio (  1984 e 1985)  , coordinando tutti gli interventi  e le relazioni che i tecnici interni ed  esterni (ingegneri,  architetti,  geometri e periti vari )  rovesciavano sulla  sua  scrivania. « Mi volevano bene in tanti, a quell’ epoca» commenta ridendo. «Sfido io, distribuivo incarichi come piovesse ! ».

In quel periodo partecipa anche allo start-up del progetto “Montecity”, sulle aree dismesse di Milano Morsenchio, quello che oggi è noto come Santa Giulia…

A fine 1985 viene rimandato in Standa da Montedison, come Direttore Sviluppo in staff alla Presidenza, e riprende l’attività di sviluppo commerciale.

Nel 1987, però, Pierre dice basta anche alla Montedison, e si “mette” nelle televisioni. L’ aveva infatti chiamato Vincenzo Romagnoli, allora “patron” di Bastogi, che stava lanciando il circuito Odeon TV , che intendeva  proporsi  sul territorio italiano  come  terzo attore nazionale alle spalle  di RAI  e Fininvest.  Il suo compito era quello di Amministratore Delegato per il coordinamento delle emittenti locali che costituivano il circuito (e che comprendevano nomi storici come Telereporter in Lombardia e Antenna Sud in Puglia), cioè un’ attività assolutamente strategica per il buon fine dell’ operazione . Lui porta a casa i necessari contratti di affiliazione , mentre partiva la raccolta pubblicitaria : «che fu gigantesca, fondata sulla fiducia del mercato nel successo del nuovo circuito», mentre i colleghi della produzione andavano avanti e indietro dagli USA  per acquisire il magazzino  ( leggi  filmati di tutti i tipi) e realizzavano i programmi da mettere in onda.

Purtroppo l’avventura non ebbe buon fine : Bastogi (a cui l’ inziativa  faceva capo in JV con Parmalat)  bloccò l’ aumento di capitale  che doveva  servire al finanziamento del progetto Odeon, che entrò in profonda crisi per mancanza di risorse) .

Pierre lascia, e  si trova  un’ altra  volta  costretto a cercarsi un altro lavoro. E lo trova come Amministratore Delegato alla Salvarani ( cucine ). Ci resta solo otto mesi, da febbraio a settembre dell’’89  durante i quali impara tutto su elettrodomestici, basi,  pensili e  laminati; e conosce pure la grande  Krizia, che  con la Società collaborava come stilista.

Ma tale lavoro non fa per lui , ormai la sua testa è nell’ immobiliare ( in senso lato ) , che  ancora  real estate  non si  chiamava.  E così quando lo cercano i signori Coin , per  guardare al patrimonio del Gruppo, accetta al volo.

In Coin, oltre a occuparsi della rete esistente, fa un’esperienza del tutto nuova: segue «dall’inizio all’apertura» il progetto del nuovo Golf di Lignano Sabbiadoro ( un “  giocattolo”  cui Pier Giorgio e Vittorio Coin molto tenevano) e un enorme campo  coltivato a soia  diviene un 18  buche .

Sarebbe seguita anche una Marina ma, nel frattempo, Pierre era approdato nel 1991 alla Rinascente :  come responsabile  “ autorizzazioni e sviluppo”.  Segue tutte le problematiche autorizzative del Gruppo e una decina di progetti di sviluppo di nuovi centri commerciali (le  “Città Mercato”) ; in particolare è “suo” il centro commerciale “ Santa Gilla”, a Cagliari, che recupera uno straordinario edificio industriale dismesso, realizzato da Pier Luigi Nervi per Montedison.

Nel 1996 Rinascente viene ceduta ad Auchan, che si assicura così una massiccia presenza in Italia.

E allora  Pierre  ( che pur  chiamandosi Pierre  con i francesi  stranamente ha difficoltà a entrare in feeling)  fa armi e bagagli , e a fine ‘97  si trasferisce in GS dove  -come  “Direttore Patrimonio e Sviluppo” e membro del comitato di direzione – deve occuparsi ( finalmente! ) di tutto il real estate

Da tempo, Pierre si dava molto da fare sul fronte associativo, prima in FAID (ora Federdistribuzione) e poi frequentando l’ universo dei centri commerciali raccolto in Italia nel CNCC e, a livello internazionale , nell’ ICSC. La carica  di Vicepresidente del capitolo italiano ( CNCC appunto) dell’ enorme network  mondiale  dell’ International Council lo portava ormai sempre più spesso all’ estero, dove la sua vastissima esperienza del settore, anche in senso manageriale  – unita alla vivacità intellettuale,  alla conoscenza delle lingue e ai modi  di vero gentiluomo – gli faceva  guadagnare sempre maggior consenso e visibilità. Alla fine del secolo scorso Pierre viene nominato Presidente del CNCC. E’ in un certo modo quasi una  consacrazione, e nel 2000 Pierre pensa seriamente alla pensione.  Ormai  ha 62 anni, lavora  da  quando ne  aveva  21. E’ giunto il tempo  di  dedicarsi – oltre che alla guida  dell’ associazione italiana –  ai suoi favoriti  hobby & sport .  E’ un lettore  vorace  e onnivoro. In gioventù ha praticato il rugby e gli sport della montagna  ( a sciare  ci va ancora  oggi, ndr),  e per un certo periodo anche corse automobilistiche “ in salita”.

E’ giunto il tempo di  viaggiare un po’ di più per leisure  e non per lavoro  quasi  soltanto. Pierre è stato letteralmente in mezzo mondo, e la  sue  città preferite  sono Londra, Boston, San Diego e Lisbona.

E  di godersi un po’ di più la famiglia : Chiara, l’ unica  figlia, nata nel 1989  è ancora piccola ( oggi ella fa la fotografa, ndr) , ed è bello vederla  crescere.  Ma…

Ma, nel novembre del 2000 appunto, l’ amico Alvaro Portela, CEO  della potente anglo-portoghese società di centri commerciali Sonae Sierra, già attiva in diversi altri Paesi  d’ Europa, gli propone  di costituire la nuova società in Italia,  dove il Gruppo non è ancora  presente. Pierre ci pensa un po’ e  « Non potevo lasciarmela scappare» afferma. «  E così anzicchè andare in pensione,  ho preso in mano  una “ start  up”…» . Che poi ha lanciato e coltivato come Managing  Director per una dozzina d’ anni; e giocando negli ultimi  tre il ruolo di “ responsabile affari istituzionali”  e Consigliere d’ Amministrazione.

Cosa sia oggi  Sonae Sierra, nella real estate community italiana, lo sanno tutti. Il Gruppo è presente in 11 Paesi e  tre continenti: Portogallo, Algeria, Brasile, Colombia, Germania, Grecia, Italia, Marocco, Romania, Spagna, e Turchia e opera anche in altre aree geografiche attraverso la fornitura di servizi ad alta professionalità. Sonae Sierra è proprietaria di 45 centri commerciali con un valore di mercato di sei miliardi di euro, è responsabile per la gestione e/o il letting di 85 centri commerciali, per una superficie lorda affittabile complessiva pari a 2,4 milioni di metri quadrati e un totale di circa 9.100 affittuari. Nel 2015 i suoi Centri hanno ospitato oltre 440 milioni di visite. Attualmente, Sonae Sierra ha nel mondo sette progetti in fase di  development, di cui tre per terze parti, e quattro nuovi progetti in pipeline.

In Italia, Pierre ha seguito tutti gli sviluppi , Biella, Brescia, La Spezia, Venezia, compresi anche quelli  dei centri  che la  Società ha ceduto, in logica  di asset rotation, per  dedicarsi allo scouting  di nuovi progetti .

In questi ultimi anni, nel doppio ruolo di Managing  Director  di Sonae Sierra in  Italia e  di Presidente di CNCC , Pierre  ha partecipato come Relatore / Chairman a  un  numero infinito di eventi e convegni ; ha rilasciato centinaia di interviste; e ha personalmente  redatto una  quantità  di articoli e commenti. Il suo pensiero dunque è ben noto ma vale la pena  di riprendere  alcuni concetti  che  ben  volentieri mi esprime  alla fine della nostra lunga  conversazione.

Oggi il settore è sotto particolare “osservazione”. In Italia  c’è ancora moltissimo da fare , ma mancano i prodotti che possono  interessare i tanti investitori internazionale   che  vivaddio  si sono  riavvicinati al nostro Paese.  E’ cambiata infatti la “  filosofia” , non si  acquisisce  per il portafoglio, ma pensando all’ “exit” cioè al prodotto “core” che il mercato richiede. Forse  sarà proprio questa nuova  attitudine a  segnare un nuovo positivo  cambiamento. I valori si sono adeguati nelle transazioni sull’esistente, ma ormai il prodotto di qualità scarseggia e sullo sviluppo le aspettative di chi propone nuove operazioni sono ancora  eccessive.  In sintesi, manca l’ alimentazione del “ magazzino”  adatto  per  nuovi deal.

Sul fronte “ retailers” , poi,  essi sono divenuti  molto più esigenti,  non guardano più solo ai canoni più favorevoli, ma sopratutto alla qualità intrinseca delle locations!

I consumatori, poi – complice  la crisi – sono diventati  più  oculati, e questo atteggiamento potrebbe  diventare  strutturale. L’ alto di gamma deve  intercettare  il  paradigma “ qualità e durata”. Sul fronte opposto, quello del low cost, i risultati premiano coloro che sanno  sviluppare una strategia davvero “ price aggressive” ma con un contenuto di gratificazione del cliente che vada oltre la semplice soddisfazione di un bisogno.

Chi sviluppa centri commerciali, o più in generale “shopping venues”, deve imparare a riscoprire i “  fondamentali”,  e cercare di capire la “ domanda inespressa” dello specifico mercato di riferimento. In sintesi occorre investire molto di più che in passato  nella ricerca : il mercato non perdona più gli errori.

Il discorso  si è fatto “impegnativo” e, allora – per rilassarci  – parliamo un po’ di gatti, anzi, della  gattina  “nuova”  e cucciola, che è diventata  presto  la vera padrona  di casa :  Pierre è, come me,  molto “ gattolico” …Poi, improvvisamente,  gli pongo l ‘ ultima  domanda:

-Qual’ è il tuo “ francobollo”, la cosa più bella che hai avuto dalla  vita?

La risposta arriva immediata ( e bellissima):

-Mia moglie. Che con infinita pazienza mi è accanto da 39 anni, anche se – per  motivi  di lavoro – l’ ho lasciata troppo spesso tanto sola. E poi tutte le persone che hanno lavorato con me, a cui devo il successo che ho avuto nella mia attività.