Lettera Aperta a Davide Padoa, CEO di Design International, in occasione dell’ apertura dello shopping centre “ IL CENTRO” ad Arese. Davide, con Te è sempre felicità ( 21 aprile 2016).


 Di Paola G. Lunghini. 

 

Caro, caro Davide,

 

ieri hai organizzato un press tour a “ Il CENTRO ”  di Arese , la Tua ultima creatura, inaugurata con sfarzo  lo scorso 13 aprile , e  già  meta  di pellegrinaggi  e oggetto di  chilometriche   code sulle tangenziali e sulle autostrade.

Innumerevoli  gli articoli già comparsi  in merito al  nuovo centro commerciale  promosso dal Gruppo Finiper .

Qui al link http://www.internews.biz/?p=20273 trovi  quello – ottimo – scritto dal mio collaboratore, Francesco Tedesco, presente  all’ apertura.  (Così  non mi  dilungo, perché  io devo scriverti d’ altro).

 

Quel giorno non stavo bene, e  quindi  Ti avevo , con mia grande sofferenza, mancato.

A maggior ragione, dunque,  e “ rimessami un po’ anche se non del tutto”, avevo accolto con grandissima  gioia  l’ invito per  ieri.

Avrei visto il Centro attraverso i Tuoi occhi e la Tua bella  e melodiosa  voce  : saresti stato infatti  la nostra “ special  guide” per una intera  mattinata, e poi ci avresti intrattenuto anche per il lunch . Insomma, avremmo trascorso insieme ore !

Voleva dire felicità.

 

Prova, se  ne sei capace, a tradurre  la parola felicità in inglese, che ormai da tanti anni  è la Tua lingua quotidiana .Non ci riuscirai mai. Al massimo, l’ inglese  dice  happiness, ma non è la stessa cosa.

 

Non stavo nella pelle già nel pullmino  che al centro di Milano  aveva accolto noi giornalisti ( una dozzina di “ bei nomi” ) per  condurci ad Arese. Eravamo tutti excited , sai;  e io, al di là della Tua addetta stampa, ero l’ unica a conoscerTi personalmente.

 

Oddio, conoscerTi  è un termine improprio.

Diciamo piuttosto a esserTi  molto amica  da  ormai numerosi anni.  Del Centro, inoltre, molto già sapevo. Quante volte, dalla metà del 2014 – quando  Ti chiamarono “ in corsa “  a lavorare su Arese – me ne avevi parlato, entusiasta  di mettere la Tua firma  su questo incredibile manufatto destinato a essere  la principale  “ attrazione”  di quel  “ paesone “  di circa  20 mila  abitanti dove  Tu, nato nel 1970, eri cresciuto!

 

E che firma, Davide mio!.

Ormai sei una celebrità  a livello internazionale ( ma quando  Ti definiscono  “ archistar”  lo so che Ti infastidisce, Ti imbarazza. Una volta ,  per entusiasmo , Ti ho imbarazzato anch’ io, ma poi mi hai saggiamente “ perdonata” ) .

Io, che ormai Ti comprendo molto, molto bene (  e che quando  ci sentiamo  la prima cosa  che  ti  chiedo è “dove  sei” , e Tu mi dici in USA, in Messico, in Sud  America, in Egitto, in Kazastan ..,)  preferisco pensarTi come l’ “ illustre  concittadino”  di quel di Arese.

Dove Tuo padre  ancora vive e dove Tu  ( da quando hai preso l’ incarico  di “ raddrizzare” il progetto e trasformarlo in cantiere, che hai personalmente seguito in tutti i dettagli sino in fondo ,  e seguirai ancora  per un po’ di tempo, sino a quando  sarà davvero  e completamente “finito” . Ci sono ancora  alcune  aperture  a breve, e  altri particolari  da “ mettere a punto” come è ovvio che sia con un progetto di quella portata  ) sei tornato,  da Londra – dove  vivi con la Tua bellissima  e adorabile famiglia – tutte le settimane.

Coordinando  of  course  il Tuo giovane ma già esperto Team che  ha seguito e segue le operation da Milano : e che ieri mi hai fatto conoscere, uno per uno.  Come si dice a Trieste  (  città dalla quale come sai per parte di padre io  origino ) : « bei musi».

L’ “ illustre  concittadino”  si addice molto di più alla Tua modestia, che sconfina nell’ umiltà  : qualità oggi rarissime.

Non perderle mai, Davide, sono e saranno sempre  più  preziose.

 

Davide,  ragazzo  mio,

Ti stavamo aspettando ieri, all’ arrivo al, Centro : eri un attimo in ritardo. Poi Ti ho scorto da lontano, Tu mi hai visto, e- correndo un poco entrambi – ci siamo incontrati  come si dice a mezza strada .

Oddio, incontrati non è il termine  giusto .

Forse è meglio dire  che io mi sono precipitata tra le Tue braccia , che erano già spalancate  e che subito mi hanno stretto in un lungo abbraccio di pura felicità. Poi, le mani ancora  intrecciate

-Fatti vedere, Davide, è da troppo che non ti vedo ( dal MIPIM  di Cannes, lo scorso marzo, ndr)

-Vado bene, così?

-Sei perfetto.

Poi, dirigendoci abbracciati verso i colleghi della Stampa

-Amici, colleghi, eccolo qua.

 

Poi è incominciato il giro. E mentre Tu, con la “ semplicità”  che  Ti è propria, spiegavi i particolari  concettuali e tecnici del Centro e le innovazioni introdotte in corso d’ opera ( togliendoti anche , ma con garbo, qualche “ sassolino dalla scarpa”,  you know  what  I mean ) e rispondevi a mille  domande dei colleghi, io pensavo al momento in cui ti avevo conosciuto,  tanti anni fa, al MAPIC  di Cannes.

Io ,a Cannes  presente  da sempre,  tu  già  abbastanza noto ma non ancora  famoso.

Un ragazzo milanese  di poco più 32  anni. Che già si era preso la responsabilità di guidare  – da italiano, a Londra- l’ ufficio londinese  di un importante studio di architettura  internazionale. ( Pochi anni dopo , all’ età  di 36, di Design International  saresti  diventato CEO, facendone   la realtà  che  è oggi).

 

Me lo ricordo bene, sai, quel momento in cui Ti presentarono a me.

Indossavi un pullover chiaro , la figura alta e snella, elegante, i capelli neri un po’ spettinati, come sono ancora oggi.

Mi colpirono i Tuoi occhi, così allegri e luminosi nonostante fossero così scuri e profondi. Erano occhi che accarezzavano.

E il tuo sorriso, deliziosamente subito complice.

Fu “ love at first sight” .

 

Davide, tesoro mio,

In meno di mezz’ ora ieri  li avevi affascinati tutti, li avevi fatti innamorare tutti – i miei  colleghi, intendo – della  Tua“creatura”  e di Te.

Domani tornerai negli Emirati, per  – forse – un nuovo lavoro. Fingers  crossed e, Ti prego, fammi sapere subito.

 

In love for ever,

 

Paola .

 

PS 1 : Nessuno sinora  ha citato il fatto che , per Arese, moltissimo  si deve alla professionalità  di Spazio Futuro.  La  Società  milanese fondata e  guidata  da Roberto Bramati  ha svolto il ruolo di “ pilotage”  del Centro, assistendo inoltre  nell’ apertura  oltre  30 negozi; e alcuni in prossima apertura ne sta ancora  assistendo.

Un Bravissimi  dunque a Roberto e ad  Anna Momesso , che della  Società è la “ seconda” anima.

 

PS 2  : Qui sotto, Davide caro ,  ritrovi l’ intervista  che Ti feci  sul numero 47   della mia ECONOMIA  IMMOBILIARE, primo semestre 2014.

E, al link  http://www.internews.biz/old/primo_piano/199.html, ritrovi il mio racconto dell’ inaugurazione del “ Marocco Mall”,   dicembre  2011, cui mi invitasti.  E di cui  conservo una  everlasting  memory.

 

 

Archistar” sì, ma molto “normale”. Una conversazione con Davide Padoa

 

di Paola G. Lunghini ( da ECONOMIA  IMMOBILIARE  N° 47, primo semestre  2014)

 

Siamo amici, Davide e io, da diversi anni , e mi piace molto : perché è coraggioso e infaticabile, ma “ normale” . Perché è geniale  e manageriale , ma “normale”.  Perché sa  tante cose e ha conosciuto tanti luoghi, e te li racconta con un sorriso, come fosse la cosa più “ normale”. Perché  ha frequentato e frequenta  personaggi importanti, ma poi non smetterebbe mai di parlarti delle sue bambine ( che conosco, belle, ben educate e “ affettuose” ,ndr) . Come un papà “ normale”.

Nato a Milano nel 1970 e residente a Londra dal 1998 (seppur spenda a Londra i weekend e poco piú) Davide si laureò al Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, nel 1994  : con una tesi sviluppata presso il California Polytechnic University di Pomona, Los Angeles. Iniziò la carriera professionale a Jakarta in Indonesia all’inizio del ’95, lavorando per il piú grande studio di ingegneria e architettura del Far East (Wiratman & Associates), specializzandosi nella progettazione di grattacieli e grandi alberghi.

Con l’avvento della crisi monetaria asiatica del 1998 lasciò a malincuore il Paese e si trasferì a Londra, integrando il giovane organico  dello studio di architettura Design International (DI).

Nel 2002 diviene Partner e Managing Director di DI, dirigendo l’ufficio di Londra del Gruppo. Nel 2006 – a 36 anni! – viene  nominato CEO di DI, in seguito allo spostamento del quartier generale da Toronto (luogo di fondazione del Gruppo nel 1965) a Londra.

Intervistato con regolaritá da importanti testate giornalistiche , comprese le più significative riviste nel settore commerciale e real estate, Davide vanta  anche esperienze di docenza (Lecturer alla Trisakty Architecture University, Jakarta 1996-1998; Luiss University, Roma 2004-2012).

Appassionato di viaggi, molto curioso, crede nella specializzazione della professione: « Anche un architetto deve essere come un medico»,  fortemente specializzato ( non saprei usare un’ altra parola, ndr)  nel suo settore.

 

Le aspirazioni sono tante:  far crescere Design International, sviluppare concetti innovativi di edutainment nel suo Paese natale, finire la sua casa e coltivare un suo terreno in Puglia, vicino ad Alberobello ( ulivi, fichi, ciliegi, viti, mandorli e peri…). Come sogno nel cassetto, vorrebbe aprire una galleria d’arte dove esporre gli oggetti che colleziona nei suoi viaggi; e con le opere semplici ma intense di sua moglie Julia.

«Ho conosciuto Julia in Indonesia, scultrice, una donna minuta ma piena di energia» racconta Davide. «Rapendola dall’Indonesia, ci siamo sposati a Borgio Verezzi nell’agosto del 1999, in una piccola chiesa con vista sul mare e amici venuti da cinque continenti. Le bimbe sono nate entrambe a Londra: Raquel nel 2000 e Clara nel 2005. Gli unici animali che ci stanno vicini sono fortuiti scoiattoli nel giardino di casa  a Londra (un fazzoletto di terra trasformato in un piccolo pezzo di Indonesia), e qualche volpe notturna,in continua crescita nella capitale inglese.

Nel poco tempo libero, Davide si dedica al giardino ut supra, e al terreno che  acquistato in Puglia. Cammina molto nei weekend, mentre negli aeroporti corre.  E’ un “avido sciatore”,  ed è appassionato di cucina ( «la cosa piú vicina all’architettura»).

«Vacanze in campagna al nostro trullo di Alberobello, a New York per musei di arte contemporanea, in Indonesia per il mare, i vulcani e gli acquisti per la casa, a Dubai per lo shopping, a Ponte di Legno per sciare».

Essendo entrambi stranieri a Londra ( o, come si suol dire, veri e propri ‘londinesi’), spesso Davide e Julia  vivono  la cittá come fossero in una “perpetua vacanza”.

Q. Davide, una breve descrizione della tua Società.
A.Design International é stata fondata nel 1965 a Toronto da due progettisti di gioiellerie (Colin Stephens e Brian Cranfield). La societá é cresciuta in fama e reputazione in parallelo con la crescita globale del retail moderno, arrivando ad aprire una dozzina di uffici nel mondo. Chiamati come “esperti” architetti nel campo  “commercial”, con un forte orientamento al design e alla commercializzazione internazionale, Design International ha realizzato a oggi oltre 300 strutture commerciali e di intrattenimento, sparse in 40 Paesi. Praticamente tutti i progetti  sono ancora aperti al pubblico e molti di questi hanno vinto premi internazionali per il design e l’architettura, incluso il recente  “Morocco Mall” (aperto nel 2011 a Casablanca ) e “Cleopatra Mall” (in costruzione e avanzato stato di commercializzazione, con apertura prevista nel giugno 2016) in Egitto.

Q.Sei un architetto-manager : cosa vuol dire, secondo te ? 
A.Progetti di grandi dimensione hanno bisogno di una grande squadra di lavoro e di architetti responsabili che da una parte siano in grado di strutturare il proprio gruppo come una vera e propria azienda e che, contestualmente, siano capaci di condividere le strategie finanziarie e di sviluppo dei propri clienti e dei clienti dei propri clienti. Il design persegue uno scopo e non deve mai essere fine a se stesso. Anche quando diventa  un’opera d’arte.

Q.Qual è il progetto/operazione/intervento che più ti ha arricchito nella tua esperienza professionale ?

A.Senza dubbio Morocco Mall. La sfida piú grande é stata quella di creare un edificio riconoscibile e unico in un Paese ancora immaturo sotto il profilo commerciale. Il design é diventato un elemento di comunicazione e, allo stesso tempo, un contenitore di innovazione: un grande acquario, una souk interna, una piazza del lusso (la prima in Africa), un vero e proprio palazzo all’interno della struttura (Galleries Lafayette), la piú grande fontana musicale in Africa, sono diventati gli attrattori che hanno aperto questo mercato ai brand europei e, con mio grande stupore e soddisfazione personale, hanno reso i marocchini fieri del proprio Paese. Oggi Morocco Mall é segnalato come uno dei luoghi da visitare a Casablanca, aiutato dagli svariati premi vinti. E i suoi 350 negozi fanno affari a gonfie vele.

Q.In quanti Paesi del mondo hai lavorato e stai lavorando? Dove, e cosa  ci hai fatto  e ci fai ?

A.Ho lavorato – se non erro – in 34 Paesi. I progetti al momento attivi , in diverse fasi di progettazione o costruzione , sono in 15 Paesi. I progetti attualmente piú grandi e impegnativi sono un polo mixed-use di 1 milione di metri quadrati collegato alla Fiera di Guadalajara in Messico, “Cleopatra Mall” al Cairo, “Maserati Environbrand”, che lanceremo al prossimo MIPIM , a marzo, e “CenterFalls”, il primo Designer Outlet Resort in Libano.

Q. Sei notissimo anche in Italia. Quali i progetti più significativi nel nostro Paese ?

A. I centri commerciali  “Le Gru” a Grugliasco, “Fiumara” a Genova, “Le Befane” a Rimini, “Campania” a Caserta, “La Cartiera” a Pompei,  “Tiare” a Villesse
Q. Ancora . A cosa stai lavorando oggi ? 

A.E’ ormai prossima l’ apertura di “Nave de Vero” a Marghera, sviluppato da Corio. Quest’ultimo è senz’altro il piú significativo per creativitá ed emozioni che sono certo gli ospiti apprezzeranno. La ristrutturazione de “I Gigli” a Firenze per Eurocommercial. Entrambi saranno ultimati quest’anno. Abbiamo svariati altri progetti distribuiti nelle cittá di Torino, Milano, Verona, Brescia, Bologna, Trieste e Roma.

Q.Quanti premi internazionali hai vinto ?

A. Abbiamo vinto oltre 50 premi internazionali, di cui 25 da quando sono diventato CEO.

Q.” Nodi e pregi” della Tua professione, nell’ attuale e futuro momento.

A.I nodi principali della nostra professione consistono nella gestione dei flussi di cassa e delle risorse umane. Lo sviluppo di un’operazione immobiliare dipende da iter urbanistici di difficile previsione, la situazione attuale é deteriorata dalla difficoltá di finanziamento sia in termini di equity sia in termini di debito. I pregi sono tanti. Con un mercato in rapido cambiamento (crescita di e-commerce, mancanza di accesso al debito, ecc.) si sono create grandi opportunitá per i gruppi piú snelli e agili, come penso sia il nostro, che sono in grado di introdurre retailer e brands nuovi in progetti nuovi o da riposizionare, oltre alla capacitá di attrarre equity. Un altro pregio consiste nel lavorare in un ambiente creativo che sappia innovare. Questo é impagabile.

Q.Come vedi il futuro prossimo nella /nelle città in cui operi ? Aree, tipologie, segmenti etc di futuro possibile interesse.
A.Le grandi metropoli europee stanno scoprendo i progetti mixed-use, al fine di creare una pluralitá di nodi di interesse o la diversificazione in piú centri urbani. I centri commerciali potranno costituire uno di questi nodi all’interno del tessuto cittadino, offrendo un mix merceologico, culturale e di intrattenimento piú vario rispetto ai centri extra-cittadini. I due centri commerciali di Wesfield a Londra costituiscono un buon esempio in merito. Questo modello di Mall cittadino, raggiungibile in metropolitana e integrato con altre funzioni, diventerá un formato favorevole per grandi metropoli come Parigi, Milano, Madrid, ecc. Un altro trend crescente è costituito dallo sviluppo trasversale di brand e marche conosciute. Mi riferisco non solo alle griffe del fashion che sono entrate nel mondo dell’ospitalitá (Armani, Bulgari, ecc.) ma anche ad altri marchi legati al lusso (vedi Porsche e Ferrari che si sono espansi nel settore retail) o il piú recente caso di Maserati per cui il mio gruppo – in collaborazione con Zanotta, Palomba+Serafini – ha pianificando il lancio nel settore alberghiero, attraverso la selezione dei migliori progetti e sviluppatori nella categoria retail resort nelle piú grandi metropoli al mondo. Un altro settore in grande crescita sará l’educazione e, tradotta nel campo dei centri commerciali, l’intrattenimento educativo o ‘edutainment’. L’esempio piú valido ed eclatante da questo punto di vista é rappresentato da “KidZania”: una cittá vivente popolata di bambini che imparano mestieri e valori (sociali, politici, culturali) mentre interagiscono tra di loro, imparano e si divertono. Infine, penso che cresceranno molto i settori della ristorazione (nei centri commerciali) e della salute, in tutte le loro declinazioni: relax, gourmet organico, agricoltura e certamente il settore medicale.

 

Q.Che rapporto hai con le altre professioni immobiliari con cui vieni in contatto?
A.Lo definirei un rapporto di stima e di curiositá. Io presto molta attenzione al lavoro delle persone a me vicine in tutta la catena del mondo real estate: analisti, investitori, promotori, consulenti, professionisti, brocker, urbanisti, ecc. Amo ció che funziona bene, oltre ad essere attrattivo. Amo lavorare con chi ha una visione a lungo termine e con chi ha il coraggio di sperimentare con intelligenza.


Q.Impatto dei social media , e in generale della tecnologia, su una professione come la Tua.
A.Le persone hanno bisogno di comunicare, di scambiare idee, opinioni ed esperienze (l’ascensione di Facebook, Twitter, Istogram docet). É importante comunque non sottovalutare il fatto che prima di scambiare esperienze bisogna fisicamente viverle. Questo spiega perché il crescente e-commerce non potrá mai sostituire il commercio ‘brick & mortar’, al contrario lo compensa e da esso dipende. L’avvento dei social media costituisce un’opportunitá per chi progetta, realizza, gestisce e occupa il real estate. Il sogno di qualsiasi retailer e, a catena, di tutti i gestori e asset manager, é quello di catalogare ogni acquisto e ogni abitudine, ogni data di nascita, gusto, ecc dei propri consumatori/visitatori, al fine di poter stimolare l’acquisto e la frequenza delle visite in un determinato punto di vendita.

La tecnologia sta trasformando la Galleria all’interno di un centro commerciale, tradizionalmente non superiore al 20/25% della superficie lorda di pavimento, portandola a valori non inferiori al 30%, creando un rapporto diretto secondo cui tanto piú cresce la tecnologia tanto piú cresce lo spazio comune da dedicare ad eventi, manifestazioni e attivitá temporanee… e tanto piú cresce la permanenza all’interno della struttura di vendita.


Q.Se ne avessi il potere, il ” primo punto in agenda “ per far ripartire il real estate in Italia..

A.Te ne elenco tre: diminuire le tasse ed eliminare l’IMU; semplificare l’iter approvativo urbanistico ;  e promuovere meglio le nostre cittá nelle Fiere e nelle più  importanti manifestazioni internazionali.

Testata giornalistica non registrata ai sensi dell’Art.3 bis del D.L. 18 maggio 2012, n. 63 convertito in Legge 16.07.2012 n°103

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