“DIGITAL LIVING”, da SIGEST una riflessione sui trend in atto nei luoghi dell’abitare

di Francesco Tedesco (*)

 

Che le nostre vite siano sempre più permeate dall’utilizzo di Internet e dalla invasività delle nuove tecnologie digitali (smartphone, tablet, applicazioni di ogni tipo) è ormai cosa fuori discussione, tanto che si parla oggi di “DIGITAL LIVING”.

Se è vero che il digitale sta fortemente trasformando il nostro stile di vita e le nostre dinamiche sul lavoro, è forse meno chiaro quali siano gli impatti del “DIGITAL LIVING” sui luoghi dell’abitare e sugli spazi di lavoriamo. Proprio su questo tema si sono confrontati alcuni esperti nel corso di un incontro organizzato a Milano da SIGEST SOLUZIONI IMMOBILIARI allo scopo di fare una riflessione sulle più recenti dinamiche in atto.

«Quello che sta avvenendo in questi anni è un profondo cambiamento che riguarda tutto il mondo occidentale» ha osservato Maria Grazia Mattei, di Meet the Media Guru, dando il via all’incontro. «È in corso la “quarta rivoluzione industriale” che ci sta portando verso un mondo sempre più digitale e cibernetico, dove alla realtà si sostituisce la “iper-realtà” di Internet in cui tutto è immediato, tutto è interconnesso, tutto è fluido e a portata di mano. Tutto diventa “smart”, sia le città che le nostre case».

Un processo irreversibile che impatterà sempre di più sulle nostre vite attraverso le nuove “mobile platforms” in arrivo, attraverso nuove soluzioni di robotica, la crescita dell’ “Internet of things” e la diffusione dell’e-commerce. Per non parlare poi di “big data”.

Alcuni spunti affascinanti sulle nuove tecnologie in arrivo li ha lanciati Antonio Bosio, di Samsung Electronics Italia, che ha mostrando alcune nuove soluzioni che il colosso asiatico dell’elettronica conta di lanciare a breve sui mercati di mezzo mondo. La vera rivoluzione riguarda ancora una volta gli schermi: sono infatti in arrivo nuovi display flessibili e trasparenti che permetteranno notevoli applicazioni. Si pensa addirittura di far diventare le vetrine dei negozi degli enormi display touch and play che permetteranno al consumatore di interagire e avere delle informazioni sui prodotti anche senza entrare in negozio, ma solo toccando la vetrina. Stessa cosa si potrebbe fare per i finestrini delle auto, trasformati in monitor trasparenti. E si spera non per distrarre dalla guida chi è al volante.

Nelle nostre case i televisori saranno sempre più “smart”, in grado di dialogare con gli utenti e con gli altri elettrodomestici presenti. Collegandosi ad esempio al videocitofono, il televisore ci permetterà di aprire la porta di casa. Collegandosi al contatore, ci mostrerà in tempo reale se i consumi di energia dell’abitazione sono troppo elevati. La rivoluzione riguarderà anche altri elettrodomestici, che saranno sempre più in grado di dare informazioni e inviare segnali agli utenti. Come ad esempio il frigorifero del futuro, che ci avviserà della scadenza dei prodotti grazie a speciali telecamere al suo interno, magari ricordandoci cosa comperare al supermercato.

In ambito lavorativo, invece, «grazie alle nuove tecnologie stiamo tornando ad essere sempre più “nomadi”, nel senso che siamo sempre più slegati dal posto di lavoro di tipo tradizionale» ha osservato Giovanni de Niederhäusern dello Studio di Architettura Carlo Ratti Associati. «Quello del “nomadismo lavorativo” è uno dei maggiori trend in atto, insieme alla condivisibilità, adattabilità e “ibridazione” degli ambienti di lavoro. Osserviamo infatti che gli uffici diventano sempre più ibridi, ossia aperti a nuove funzioni, sempre più adattabili e condivisibili: oltre alle strutture di co-working, si diffondono realtà di “co-making” (piccole attività e produzioni industriali che condividono gli spazi delle nostre città) e di “co-living”».

«Oggi si sta sempre più passando dall’ “Home office” all’ “Home IN office”» ha poi commentato Cesare Chichi, Architetto dello Studio 967 architetti associati che ha progettato gli uffici di Google a Milano. «Se ieri si è osservata l’esplosione del lavoro da casa, oggi assistiamo ad uffici pensati per assomigliare sempre di più ad una casa. È chiaramente un trend che riguarda per ora solo le grandi aziende, ma crediamo che in futuro il fenomeno si estenderà». Ecco dunque che gli spazi di lavoro diventano sempre più tecnologici (dove la tecnologia è spesso abbinata al design e ad un’attenzione estetica particolare), sempre più duttili e flessibili, sempre più “comodi”. «Ecco che il cuore dei nuovi uffici di “Google House” è il ristorante interno, ma la sede è dotata anche di una palestra e numerose aree con divani per stimolare networking».

«Quello che è stato appena descritto» ha infine osservato Marco Piva, a capo dell’omonimo  Studio di Architettura «ossia il trend degli uffici che diventano casa, è vero anche al contrario: ossia esistono anche nuovi condomini che vengono progettati con sale comuni di co-working per permettere ai condomini residenti di lavorare da remoto». Invece che una “House IN office”, si tratterebbe in questo caso di un “Office IN house”.

Insomma, in un mondo dove la società è sempre più liquida anche le nostre vite diventano più fluide. Tutto si mescola in un flusso  turbolento di informazioni, contatti, relazioni e contaminazioni digitali.

 

(*) Francesco Tedesco, collaboratore di www.internews.biz e di ECONOMIA IMMOBILIARE, è ingegnere ambientale esperto in energie rinnovabili e giornalista pubblicista

Testata giornalistica non registrata ai sensi dell’Art.3 bis del D.L. 18 maggio 2012, n. 63 convertito in Legge 16.07.2012 n°103

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