Stadi, sport & business al Forum de Il Sole 24 Ore

di Francesco Tedesco (*)

Sono cinque gli Stadi italiani che per primi si avvieranno nei prossimi mesi a un processo di riqualificazione e valorizzazione all’interno dell’intesa di collaborazione lanciata il mese scorso tra INVIMIT, Istituto per il Credito Sportivo (ICS) e “B Futura”, Società interamente partecipata dalla Lega Calcio Serie B che si occupa appunto della riqualificazione di stadi e impianti sportivi.
Si tratta degli Stadi di Cagliari, Vicenza, Pescara, Avellino e Crotone. Tutte strutture con capienze comprese tra 15.000 e 25.000 posti. «A queste, a breve, si aggiungerà anche l’impianto sportivo di Lampedusa, un progetto più piccolo, ma che ha per noi un grande valore simbolico» ha reso noto il Presidente della Lega Calcio Serie B, Andrea Abodi.
«Siamo contenti di poter parlare di quello che stiamo facendo» ha continuato Abodi «in quanto stiamo mettendo in campo un progetto titanico di riqualificazione e valorizzazione dei nostri impianti sportivi, che sono oggi un punto di debolezza del sistema sportivo italiano. Quasi tutti i nostri Stadi hanno più di 60 anni, sono strutture sotto-utilizzate e di proprietà dei Comuni che spesso non hanno le risorse per riportarle a nuova vita». Ogni intervento di riqualificazione rappresenta un investimento di circa 40-50 milioni di euro, ha spiegato a Internews Abodi.
L’idea è creare appositi Fondi Immobiliari (Fondi Obiettivo Multicomparto) gestiti da SGR operanti sul mercato ai quali i Comuni potranno conferire gli impianti oggetto di valorizzazione. INVIMIT, attraverso l’utilizzo delle risorse disponibili nel Fondo i3-Core Comparto Territorio, rivestirà il ruolo di investitore, garantendo la liquidità necessaria alla riqualificazione necessaria per avere infrastrutture sportive moderne, efficienti e in grado di offrire servizi di qualità. Il Comune proprietario dell’impianto potrà acquisire quote del Fondo a cui è stato conferito l’immobile e, una volta ammodernato e messo a reddito, potrà decidere se mantenere le proprie quote o cederle. Si apre dunque la possibilità per cedere queste strutture a investitori privati e/o società sportive, in particolare quelle che generalmente utilizzano lo Stadio. Per dare il via ai diversi progetti INVIMIT ricerca operazioni con un rendimento annuo atteso pari almeno al 3%.
«È motivo di orgoglio essere promotori di uno strumento di tale impatto strategico che -crediamo- produrrà nel tempo benefici concreti per l’intero sistema calcistico e per i territori che ospitano le strutture» ha concluso il Presidente Abodi.
La notizia è stata data all’interno del “Forum Sport & Business” del Sole 24 Ore, il primo Forum dell’industria dello Sport in Italia organizzato ieri a Milano presso la sede del Gruppo. Il quotidiano ha infatti deciso di lanciare a partire dal 22 ottobre una nuova sezione “Sport & Business” per offrire una conoscenza a 360° dell’industria sportiva: oltre a diritti TV, turismo sportivo, gaming, e società di marketing si parlerà anche del futuro delle infrastrutture sportive.
«Non parlare dell’industria dello sport è qualcosa che ho sempre avvertivo come una “colpa grave” per due motivi principali» ha commentato il Direttore del Sole 24 Ore Roberto Napoletano «sia perchè questo pezzo di economia ha subito trasformazioni importanti che è doveroso raccontare, sia perchè parlare del made in Italy che produce sport è un’occasione per raccontare il rilancio dell’economia italiana».
E la necessità di riportare a nuova vita gli Stadi italiani è certo un tema molto sentito all’interno del mondo dello Sport. «In Italia abbiamo solamente tre stadi con caratteristiche moderne, e siamo consapevoli che abbiamo un gap enorme da colmare con altri Paesi come Germania e UK dove strutture a quattro stelle sono la regola» ha commentato il Presidente della FIGC, Carlo Tavecchio, presente al Forum del Sole 24 Ore. «Investire negli Stadi è il primo grande passo per andare verso una riforma del sistema calcio che guarda al futuro».
Oggi, secondo alcuni stime ricordate dal giornalista del Sole 24 Ore Marco Bellinazzo, solamente la Serie A perderebbe circa 500 milioni di euro all’anno a causa del mancato adeguamento degli impianti sportivi. Una cifra enorme se si pensa che i Diritti TV per il calcio sono in forte crescita e ammontano oggi a circa 1,2 miliardi di euro all’anno.
«Lo Stadio non è un investimento a perdere, ma un progetto che può creare valore economico e sociale se fatto sull’onda delle esperienze positive che si sono avute all’estero» ha commentato Fabio Bandirali, Responsabile Delegazione Assoimmobiliare Impianti Sportivi, e Presidente di AICI, l’ Associazione dei consulenti immobiliari. «Oggi in Italia abbiamo strutture troppo grandi e obsolete che non sanno attirare gli spettatori, ma se diamo all’asset immobiliare la possibilità di generare valore, ecco che allora può diventare interessante anche per i grandi investitori privati: non più un involucro vuoto che genera costi, ma una struttura viva che genera profitti. “Food” e “Retail” sono funzioni che possono ben affiancare gli eventi sportivi per aumentare i ricavi di queste infrastrutture» ha spiegato Bandirali.
L’idea di cavalcare il rilancio degli Stadi come occasione di rilancio anche dei territori e dell’economia locale piace anche all’ANCI, Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, come ha avuto modo di rimarcare Alessandro Cattaneo, Presidente della Fondazione Patrimonio Comune dell’ANCI: «Sebbene nel complesso le amministrazioni locali non siano ancora pronte ad affrontare il problema, tuttavia ci sono alcune realtà virtuose che vogliono utilizzare meglio le proprie strutture sportive e che si scontrano con le solite difficoltà italiche: dal difficile rapporto ad instaurare partnership pubblico/privato, ai ricorsi al TAR che spesso bloccano l’iniziativa di chi vuole fare».
Qualche caso di successo tuttavia esiste già, come ad esempio l’esperienza positiva di recupero del MAPEI STADIUM, oggi casa del Sassuolo ma che alle origini, nel 1995, era stata realizzata per ospitare la Reggina, come ha avuto modo di illustrare Elisa Portigliatti, Corporate Product Manager Sport Line di MAPEI. «La struttura riversava in condizioni davvero fatiscenti, ma in tempi strettissimi siamo stati in grado di riportarla a nuova vita rifacendo completamente il terreno di gioco, impermeabilizzando ex-novo le gradinate, riverniciando tutti gli spazi, e sostituendo tutti i vecchi seggiolini con nuovi a norma UEFA. Oggi il MAPEI STADIUM è una eccellenza per tutto il territorio».
Per essere davvero moderno uno stadio non richiede interventi migliorativi solamente sull’ “hardware”, ma occorre prestare attenzione anche al “software”. «Le nuove tecnologie sono un driver fondamentale per innovare le esperienze vissute nei luoghi sportivi e per aprire nuovi scenari di business per chi gestisce le strutture» ha infatti osservato Gianluca Fusco, di A2A Smart City, facendo notare che dotare gli stadi di accesso a Internet permetterebbe di offrire nuovi servizi agli spettatori -come ad esempio la possibilità di vedere i replay delle azioni di gioco sul proprio smartphone- di offrire nuovi servizi a supporto dei parcheggi -non a caso si parla di parcheggi intelligenti in grado di segnalare agli utenti se sono liberi o occupati- e di sviluppare incredibilmente l’offerta marketing a chi visita la struttura a e si collega alla rete wifi presente.

(*) Francesco Tedesco, collaboratore di www.internews.biz e di ECONOMIA IMMOBILIARE, è ingegnere ambientale esperto in energie rinnovabili e giornalista pubblicista

Testata giornalistica non registrata ai sensi dell’Art.3 bis del D.L. 18 maggio 2012, n. 63 convertito in Legge 16.07.2012 n°103

Website
Mediatechnologies Srl

Powered by WordPress