Strategie economico-finanziarie per l’imprenditoria del progetto in un incontro-dibattito “stellare” a Milano

di Paola G.Lunghini

 

Alla presenza di 150 specialisti appartenenti a società di ingegneria e architettura e al mondo della consulenza e della finanza, il quarto incontro dibattito di presentazione del sesto Rapporto sull’Imprenditoria del Progetto intitolato “Strategie economico-finanziarie per l’imprenditoria del progetto” (organizzato lo scorso 2 dicembre presso lo “spazio eventi” della Torre B di UniCredit a Porta Nuova, a Milano, dalla società Guamari). Aldo Norsa, docente Iuav e anche socio onorario Aici, ha affrontato il tema di una crescita imprenditoriale non solo “interna” di un settore trainante per il “made in Italy”.

Partendo dal “Report 2016 on the Italian Architecture and Engineering Industry”, Norsa affermava che «Sopra certe dimensioni una conduzione manageriale delle società (soprattutto di ingegneria) da parte di professionisti coinvolti nella progettazione/consulenza diventa problematica». I concorrenti stranieri appartengono infatti «a gruppi di maggiori dimensioni e sinergici: non solo sbaragliano nel mondo gli italiani (che si ritagliano un misero un per cento delle esportazioni mondiali), ma il primo in assoluto (lo statunitense Aecom che nel 2014 ha incorporato Urs) fattura 61 volte il primo italiano (Proger). Né si interessano più di tanto al mercato italiano, se solo 16 delle prime 150 società nella nostra classifica sono possedute da gruppi stranieri. In Italia la via della crescita è difficile per tutti: la maggior parte delle società originano da studi professionali (spesso familiari) il che rende il rafforzamento patrimoniale/societario un “percorso a ostacoli”».

Insomma, l’incontro prometteva di essere molto “tecnico”, e con premesse tutt’altro che tranquillizzanti…

Norsa, infatti, così proseguiva: «Un esame delle classifiche pubblicate nel Report (325 realtà imprenditoriali per fatturato 2015: 150 di ingegneria, 150 di architettura, 20 di committenza delegata e cinque di validazione e controllo tecnico) indica che limitandosi al vertice la seconda, terza, quarta, diciassettesima e ventesima società di ingegneria fanno parte – e non da oggi – di gruppi primari. Spea Engineering di Atlantia (Benetton), D’Appolonia di Rina, Tecnomare di Eni, Sina e Sineco di Astm (Gavio). Inoltre sono numerose (e non necessariamente pronte per il mercato) le società in house (non necessariamente monocliente): Inres, Thetis, Infraengineering, Musinet Engineering (Sitaf), Anas International Enterprise, Ativa Engineering, Save Engineering, Napoli Metro Engineering (Mm), Piacentini Ingegneri, … Casi interessanti sono anche società che, mantenendo l’autonomia gestionale, includono nel loro capitale realtà finanziarie. In ordine di fatturato: Proger conta su Simest/Cdp, Italconsult su Intesa Sanpaolo e Tecnoholding, Dba Group su Fii, Net Engineering International su Assicurazioni Generali, Prelios Integra su Pirelli, UniCredit e Intesa Sanpaolo, Bonifica e Studio Geotecnico Italiano su Tili Group (che controlla anche Sauti e Renardet), Sgi – Studio Galli Ingegneria su Bona Dea (finanziaria di un ramo della famiglia Romiti)».

Ma va davvero tutto così male per questo nostro povero Paese??? Quasi; ma forse si stanno delineando le opzioni per una crescita imprenditoriale “sana” che permetta alle società di ingegneria italiane di recuperare redditività (prima ancora che dimensioni) e competitività in un mercato mondiale che sempre più è percepito come “l’ultima spiaggia”. Ecco le ultime news raccolte da Aldo Norsa:

«Gli sviluppi recenti vedono un’accelerazione selettiva. Proger si pone in una costellazione societaria che include Manens Tifs (nata da una rara fusione del dicembre 2009), Italconsult è ammessa al programma “Elite” di Borsa italiana eventualmente per aggregare società come Geodata e Studio Altieri. Ma soprattutto Italferr accentua il ruolo di società di ingegneria (partendo dalla vocazione di committenza delegata) preparandosi a fondere per incorporazione Anas International Enterprise e accogliere oltre cento ingegneri della direzione tecnica della stessa Anas. E Rina, dopo gli acquisti di società di nicchia come Sembenelli e Seatech fa il grande boccone del gruppo multidisciplinare e multinazionale britannico Edif. Ma … in maggio, un mese prima di Brexit! Ed ecco esempi di “crescita esterna” che a posteriori si dimostrano validi: la fusione nel maggio 2015 di Adr Engineering in Spea Ingegneria Europea, l’incorporazione nel gennaio 2014 di Projenia, C-Engineering e dell’engineering division di Rina Services in D’Appolonia, l’acquisto da parte di Dba

Group nel febbraio 2015 della slovena Actual It, il radicamento in Italia del gruppo francese Artelia rilevando nel febbraio 2015 Intertecno (e ancora prospettando il mercato), l’acquisto della tedesca Spiekermann nell’agosto 2007 da parte di Net Engineering International e, nell’architettura, un unico esempio finora: la fusione nel luglio 2015 in Lombardini22 della già controllata Degw Italia».

Insomma, concludeva Norsa, per rafforzarsi «il made in Italy potrebbe giovarsi anche del traino di grandi realtà (pubbliche) e della committenza delegata, quali Consorzio Venezia Nuova, Italferr, Metropolitana Milanese, Sogesid, Sogin, … E far più sistema Paese».

Dopo i saluti di prammatica (da parte di Marco Recalcati, UniCredit: qualità architettonica e coerenza rispetto al target, con tali premesse, avremo certo meno problemi che in passato, di Gabriele Scicolone, Presidente Oice e amministratore delgato di Artelia Italia: l’Italia ha la possibilità di esportare ingegneria. Ma, attenzione, Oice raccoglie “solo“ 400 società, mentre in Italia ne esistono migliaia, ma di piccolissima dimensione. E’ necessaria una maggior massa critica per affrontare i nodi centrali della professione, e di Ambrogio Rossari, presidente Adi Lombardia: il “design” è un fattore educativo, l’Associazione promuove dal 1956 il premio “Compasso d’Oro”, celebre a livello internazionale), si è dato spazio a una relazione davvero “stellare “: quella svolta da Fabio Massimo Grimaldi, Presidente di Altec -Aerospace Logistics Technology Engineering Company.

E allora siamo entrati davvero in orbita. La società pubblico-privata, partecipata da Thales Alenia Space Italia e dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), in quindici anni di attività si è affermata in campo internazionale come eccellenza italiana per la fornitura di servizi ingegneristici e logistici per l’utilizzazione della Stazione Spaziale Internazionale e per il supporto alle missioni di esplorazione planetaria. Nell’immediato futuro, ha spiegato Grimaldi, tenendo conto dell’evoluzione del quadro internazionale del settore e delle strategie degli azionisti, Altec avrà un rafforzamento e ampliamento dei compiti nel settore aerospaziale, con un’attenzione maggiore all’ambito commerciale e alle novità della Space Economy. «Con i suoi 82 dipendenti, la maggior parte dei quali tecnici altamente specializzati e qualificati, Altec rappresenta un elemento fondamentale del comparto e in particolare un punto focale di attrattiva per l’economia del territorio». La Stazione Spaziale internazionale (ISS) è stato il primo settore di intervento nel quale si è sviluppata la sua attività. Oggi nella sede di Altec sono presenti due centri di controllo per la Stazione Spaziale, uno collegato alla Nasa (National Aeronautics and Space Administration) e uno all’Esa (European Space Agency), tanto da far guadagnare alla società torinese l’appellativo di “piccola Houston italiana”. Illustrando, anche con immagini, l’attività di Altec (ha la responsabilità dei servizi di addestramento degli astronauti, di logistica: Altec è il Centro Logistico Europeo) e di supporto alle operazioni, Grimaldi ci ha fatto davvero volare nel cosmo.

Poi siamo tornati nuovamente sulla terra, grazie all’intervento di Carlo Carganico, amministratore delegato di Italferr (Gruppo Ferrovie dello Stato): la missione della società, infatti, è quella di realizzare investimenti infrastrutturali secondo elevati standard di qualità, nel rispetto dei tempi e dei costi, assicurando e garantendo il presidio di tutte le attività tecniche e gestionali per la pianificazione, la progettazione, l’esecuzione, il collaudo e la messa in servizio delle opere. «Italferr sviluppa le progettazioni e cura l’affidamento degli appalti in nome e per conto del committente, esegue la gestione dei progetti e la supervisione della costruzione in tutti i grandi investimenti ferroviari del gruppo, partecipa a gare di progettazione, direzione e supervisione lavori, project management, project management consulting in tutto il mondo». Con oltre 1.250 dipendenti e 24 sedi (11 in Italia, 70 nuove assunzioni sono previste nel 2017), Italferr offre servizi ad alto contenuto tecnico e innovativo. I principali fattori di successo della società sono «un presidio globale dei progetti e delle attività affidate, il know-how specialistico e sistemico della migliore tradizione ingegneristica, i training formativi e organizzativi per il management dei propri clienti». Ai territori dove la società opera si aggiungeranno, presto, anche le Filippine.

Luca Clavarino, managing partner di REconsilia, è ulteriormente “sceso sul territorio”, e precisamente in quella dimensione di quella che si può definire “alta velocità di pianura“. Dal San Gottardo (Galleria d’Europa) alla Lugano – Chiasso (mulattiera ferroviaria), Clavarino ha affrontato molti

temi in cui la “mixité” italica potrebbe essere maestra e ispiratrice. «Visione, analisi, intermodalità e sicurezza» le parole d’ordine di un intervento complesso che, da solo, meriterebbe un ulteriore apposito convegno. Spero ciò avvenga presto…

Su questi, e altri aspetti dell’imprenditoria del progetto («crescere tra bellezza e forza economica», e «le gare “importanti” sempre più prevedono requisiti e soglie che noi non abbiamo») si sono poi confrontati altri esperti, tra cui tre Ladies: Francesca Federzoni (presidente di Politecnica), Monica Tricario (fondatrice di Piuarch) e Patrizia Vianello (presidente di Ambiente).

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