Il mio ricordo della strage di piazza Fontana , 12 dicembre 1969

di Paola G. Lunghini

 

Ogni anno , nel pomeriggio del 12  dicembre, torno al pomeriggio del 12 dicembre del 1969  : la strage  di piazza  Fontana,  cui assistetti quasi in diretta.  Anche adesso  sto  tremando a quel  ricordo   tremendo.

 

Ero nella Biblioteca della Statale, avevo da poco iniziato a preparare l’ esame di  storia medioevale che avrei dato a febbraio.

Poiché da un po’ avevo iniziato a lavorare ( io ho fatto quasi tutta l’ Università lavorando) , prendersi un intero pomeriggio  per studiare era già un privilegio.

In  Biblioteca ci andavo, quando potevo, subito dopo pranzo, e ci restavo sino a tardi ( chiudevano verso le dieci di sera) prendendo appunti come una dannata   : i testi che occorrevano all’ esame  li trovavi solo lì, o alla  Biblioteca Sormani . E di fotocopie allora ancora non si parlava  .

E “ mosconi” permettendo .

Noi che stavamo a Lettere classiche  o moderne  ( io alla Facoltà di Filosofia) , eravamo quasi tutte ragazze . Ma la Biblioteca  serviva ed  era molto frequentata anche da “quelli di legge”  ( allora quasi tutti “uomini” ), “ ad  cuccandum”, of  course.

Resa l’ idea ?

 

La Biblioteca, comunque , era bellissima; e affacciava  direttamente  su uno dei meravigliosi  cortili della nostra  Università.

Improvvisamente  a metà pomeriggio, erano le 16 .37  e data la stagione stava quasi annottando -   un  boato impressionante e vicinissimo .  Seguito da un improvviso  silenzio…

-Oddio, cosa  è successo ?

Ci precipitammo tutti  fuori, ed  eravamo tanti. Ma non si sentiva più  niente.  Nessuno veniva  a dirci niente . Forse lo scoppio  di una caldaia, chissà, speriamo niente  di grave.

Tornammo  ai nostri libri.

 

Poi, dopo un po’, iniziò sconvolgente, altissimo e continuo,  il suono di vicinissime sirene.

-Oddio, ma queste sono autoambulanze  !!! Ma cosa  è successo ???

Ci precipitammo  tutti  fuori, correndo  via come pazzi  e rincorrendo  l’ urlo delle sirene.

 

Mi vedo ancora,  gli appunti stretti  tra le mani ,  mentre correvo  in via Festa del Perdono.  Già l’ isolato sino a via Larga  era stato transennato, le uniche luci erano quelle blu  intermittenti delle autoambulanze che andavano e  venivano  con quella tremenda  sirena ;  e  quelle delle auto delle  forze dell’ ordine che avevano fatto barriera tutto attorno.   Centinaia  di persone  si assiepavano alle transenne chiedendo notizie, brutalmente  invitate a disperdersi.

Riuscii, non so come, ad avvicinarmi alle transenne

-Signor Ufficiale, ma cosa  è successo ?

-Una bomba alla Banca dell’ Agricoltura, pare; morti, feriti, non sappiamo quanti , ma sono tanti.  La prego, signorina, vada via, andate via tutti  !!! Via, via ,via !!!

 

Percorsi , il cuore in gola, le stradine laterali sino al metrò  di piazza Duomo, saltai sul metrò  dove  nessuno sembrava  sapere  nulla,  sino a Loreto ; e da lì , ancora  correndo,  sino a casa  (  stavo allora a Città  Studi )  sino a crollare tra le braccia di mio padre : che  , vedendomi arrivare  a casa così presto ,  e stravolta

-Figlia mia  ( da quando ero diventata  “ grande”  mio padre non mi chiamava  quasi mai per nome, mi chiamava sempre Figlia mia ) , ma cosa  ti è successo ?

-A me niente, papà, sto bene . Ma oggi  a Milano deve essere accaduto qualcosa di spaventoso .

 

Gli raccontai quel poco  che avevo appreso , e papà accese subito  la televisione.  A un certo punto la spaventosa notizia passò.

 

A me, la memoria della strage  di piazza Fontana non è mai passata.  E la cosa amara e squallida è sapere che nessuno passerà mai  l ‘ informazione di cosa  sia  “davvero successo” e perché,  quel  giorno.

Testata giornalistica non registrata ai sensi dell’Art.3 bis del D.L. 18 maggio 2012, n. 63 convertito in Legge 16.07.2012 n°103

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