Molti i “contenuti immobiliari” nel primo romanzo di Elisa Fuksas: “La figlia di”

di Paola G. Lunghini

 

 

In libreria dal 3 aprile, la sera del 5  l’ autrice di “  La figlia di”  ( edito da Rizzoli, Euro 18,50) era già su La7, ospite della trasmissione condotta da  Lilli Gruber : “ Otto e mezzo” .

Poiché il libro l’ avevo tempestivamente già letto  - nella lettura io sono molto veloce  – mi sono vista tutta l’ intervista in diretta; e una recensione si impone.

Allora, l’ autrice (Elisa,  33 anni , figlia di Massimiliano e Doriana Fuksas, non occorre spiegare chi sono : in compenso lei osa farsi definire scrittrice e regista. Regista di che cosa ?, un paio di documentari e un film che nessuno ha visto…ndr )  sostiene che  codesta sua opera prima   «non è autobiografica ma che , anzi , è  “ divertente” e autoironica».

 

Vedete un po’ voi : la protagonista del romanzo ( romanzo??? , non è che una lunghissima  serie di dialoghi o conversazioni totalmente inutili , che si snodano lungo ben 390 pagine,  inframmezzati da una sfilza di riflessioni  che definire  “ luoghi comuni” è un complimento, e interrotti da descrizioni di  ambienti  e quartieri  romani : tutti ,chissà perché, “ brutti” ) è Olimpia, una  trentenne bella,  viziata (..« la borsa di tela di Olimpia. Una shopper Corso Como 10 – che a Roma passa facilmente inosservata. L’ ha trovata in macchina poco fa,  c’ erano ancora dentro i sandali Balenciaga dimenticati dall’ estate prima » ),  figlia di ricchissime celebrities , ma così oppressa dal cognome importante al punto di  essere perennemente in crisi con se stessa e il mondo che la circonda ( che a dir la verità è pieno di cretini “ di successo” )… E così via, di dialogo in dialogo vacuo e proprio per questo irritante ,  etc, sino allo scontato finale.

Le uniche righe carine  sono quelle dedicate al cane della protagonista , una cucciola di  “ bouledogue”   che sulla copertina del libro viene definita “ orrendo cane francese ”. ( In realtà è  orrenda la copertina, ndr) .

La sciagurata Olimpia ha tutto, e le pare di non avere nulla: sicuramente  non ha un filo di cervello.

E sicuramente l’ autrice non ha un filo di talento, almeno per la letteratura , il che è una vera garanzia per vincere il Premio Strega. In compenso ha alla grande  l’  “umiltà”  di chi porta  un cognome famoso : se no, perché  una casa come la Rizzoli avrebbe pubblicato  ( come “ opera prima” !!!) il suo  “ romanzo” ?

 

NOTA 1 . Nel libro ci sono  numerosi contenuti immobiliari ( descrizioni di case, etc ). A supporto del mio giudizio e per la gioia della retail real estate community, riporto qui sotto una  vera “ perla”  :

«Da lontano, ancora dalla strada, si vedono bandiere sbiadite presumibilmente dei Paesi della  comunità europea e una grossa scatola di lamiera insieme ad altre scatole  più piccole di cemento armato e vetro. E’ tutto lurido.. .Una piazza- che d’ estate deve essere atroce per  riverbero e calore- con qualche panchina, una specie di torretta, i parcheggi. E poi una serie sconsiderata di cartelli con tantissime frecce segnala la galleria commerciale Porta di Roma. ….

La porta scorrevole alle sue spalle  si apre appena fa mezzo passo indietro…Si gira e immediatamente viene travolta  da un’ onda di calore rumorosa. Una grande puzza di chiuso  –  è uno spazio  completamente condizionato- e di reparto ortofrutta che di solito emanano le uscite secondarie dei grandi supermercati si sovrappongono a un inspiegabile odore di pane appena sfornato….

Olimpia non pensava, invece è vero quello che legge  sui centri commerciali, sono le piazze del nostro tempo. Era convinta che fossero cazzate di sociologia dozzinale. Deve ricredersi…Di fronte a lei una piazza completamente lastricata  di un finto marmo lucido, e arredata con panchine e lampioni, è piena zeppa di persone. Fa molto set di fiction scadente, che racconta l’ Italia in modo folkloristico e post moderno. Mancano solo i motorini  e le macchine.  E una sana puzza di smog…Ci sono piante vere e una  fontanella finta con acqua non potabile. La luce è artificiale, e quella poca che entra dal lucernario sembra più artificiale di quella dei lampioni. Vuoi mettere, però, puoi stare in maglietta a dicembre. ..Avanza. A sinistra una serie di vetrina di biancheria  intima con modelle non filiformi, poi un take away cinese…un bar con l’ aria di quei caffè delle stazioni di provincia. Manca solo qualche alcoolizzato,  l’ ex-tossico del paese  e i ragazzini che hanno fatto sega a scuola. Poco più giù un grande supermercato, un rivenditore di  roba elettronica, profumeria di soli prodotti  bio, parafarmacia, altri ristoranti bar caffe. E poi ecco, in fondo all’ avenue c’è Decathlon. Non ha neanche  dovuto chiedere, le è venuto incontro…Comprato tutto il comprabile,  raccatta i pacchi e va alle casse, saranno quindici sportelli e tutti con la fila. E’ vero che forse le piace qui, ma non vede l’ ora di andare via».

 

Il  linguaggio dell’ autrice , laureata in architettura ( sic!),  è davvero  tecnicamente accurato e raffinato  !

 

NOTA 2 . Non vi basta?  Bene, eccovi allora l’ incipit del “ romanzo” :

«Una stanza grande, quasi vuota. Soffitti alti, uno specchio  rettangolare  senza cornice e due foto di paesaggi  nordamericani appoggiate al muro. I quadri, si sa, non si appendono più da almeno trent’ anni».

 

Colta la sfumatura chic?

 

NOTA 3. Non è ancora sufficiente ? Eccovi allora alcune altre considerazioni  :

«Piazzale Clodio è uno dei posti più brutti di Roma …la tristezza di Piazzale Clodio è senza rivali. Da queste parti è tutto triste.

E’ buio e Testaccio è di una tristezza infinita che quasi sembra Prati.

La Balduina le ha sempre messo una grande tristezza. Certo, non come Piazzale Clodio, però si avvicina. Poi con la pioggia, l’ inverno e le giornate brevi il quartiere diventa ancora più deprimente.

Largo Goldoni. Uno dei posti più brutti  ma potenzialmente più belli della città- anche se si vedono il Tevere, piazza di Spagna, piazza del Popolo e piazza Venezia, riesce comunque a fare schifo».

 

Che tristezza. Tesoro, se Roma non ti piace perché non ti trasferisci ad Auckland?

 

Gran Finale : al termine dell’ intervista ut supra con Lilli Gruber,  la cara Elisa ha dichiarato che papà  Massimiliano il libro non ha voluto ancora  leggerlo. Io, invece,  in alcune interviste trovate su internet ho letto che da  codesto libro Elisa ci vuole ricavare un film.  Che – date le premesse – immagino si aggiudicherà l’ Oscar.  

 

 

(Altre recensioni si Paola G. Lunghini si trovano qui  ai link  http://www.internews.biz/old/primo_piano/215.html   e   http://www.internews.biz/?p=3760 )

 

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