Enzo Jannacci , In Memoriam

di Paola G. Lunghini
Ieri è mancato Enzo Jannacci. Un artista che noi milanesi in particolare abbiamo amato molto.
Eravamo al  liceo quando lui cominciò a diventare famoso, anche se  in un ambito ancora ristretto di giovani “ intellettuali”. Noi, che  “avevamo fatto il classico”  e pensavamo di essere degli intellettuali appunto, amavamo lui, gli allora mitici “ Gufi” e  Giorgio Gaber.
Di andare al Derby – dove lui si esibiva – non ce lo potevamo allora permettere , ma i 33 giri  di Jannacci io li ho tutti.  Dagli inizi  degli anni sessanta, intendo.
So ancora a memoria quelle sue “ invenzioni musicali ” che definire semplicemente  canzoni sarebbe ingiusto.
Poi giustamente Jannacci divenne celebre.
Spesso , quando scrivo, volentieri inserisco in un testo immobiliare anche  qualche riferimento musicale.
“ Usai” Jannacci  anni fa, due volte.
La prima  allorchè feci la cronaca ( eravamo nell’ ottobre  del 2004, credo) della primissima  presentazione della costruenda Milano Santa Giulia, concludendo l’ articolo con la citazione  di  “ Andava a Rogoredo”.  Faceva così :  «Andava a Rogoredo, cercava i suoi danée; girava per Rogoredo e vosava come un strascée No, no, no no, non mi lasciar…».
( traduzione : Andava a Rogoredo , cercava i suoi soldi; girava per Rogoredo e vociava come uno straccivendolo).
Ricordo ancora una telefonata- commento di un caro amico non milanese  ( che la canzone non la conosceva ) : adesso capisco perché  Luigi Zunino, all’ area ( Rogoredo appunto)   ha dovuto cambiare  nome…mi disse.
Se anche voi la canzone non la conoscete, la trovate agevolmente su You Tube.
 
La seconda volta , fu a conclusione dell’ articolo  che scrissi sulla presentazione del progetto delle ex-aree Falck di Sesto S. Giovanni , 7 dicembre 2007 , sempre  a opera di Zunino ( curioso, no?) : intervenne allora alla cerimonia persino  il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Finii il pezzo citando  la struggente  “Vincenzina e la fabbrica”.  («Vincenzina davanti alla fabbrica,  Vincenzina il foulard non si mette più.  Una faccia davanti al cancello che si apre già.  Vincenzina hai guardato la fabbrica, come se non c’è altro che fabbrica… Vincenzina davanti alla fabbrica,  Vincenzina vuol bene alla fabbrica, e non sa che la vita giù in fabbrica  non c’è, se c’è, com’è ?»)
.
Sul mio “ vecchio “online  l’ articolo c’è ancora, al  link :
http://www.internews.biz/old/default_newb7c4.html?menu=8&pag=cronache/271.htm

Tra ieri e oggi  ho sentito molte commemorazioni di Jannacci.  A nessuno, però è venuto in mente  di riproporre  quello che è uno dei suoi più strepitosi primi  lavori : “ Prete Liprando e il giudizio di Dio” .

 
Inizia con un  parlato :  «Landolfo, cronista del Millecento, ci ha tramandato le “Storie del Comune di Milano” fra cui questa del giudizio di Dio, protagonista prete Liprando. Noi abbiamo cercato di musicarla con un certo impegno, e la dedichiamo a tutti quelli – e sono tanti – che pur essendo testimoni di fatti importantissimi e determinanti dell’avvenire della civiltà, neanche se ne accorgono».
Poi Jannacci continuava  così , con quella voce tutta sua, pure un poco ma simpaticamente gracidante:
«Prete Liprando, ben visto dai poveri Cristi,andò dall’arcivescovo Agiosolano, in Sant’Ambrogio:
“Sei ladro e simoniaco, – gli disse – venduto all’Imperatore, quel porco..”
“Cus’ee?!? – disse l’Arcivescovo infuriato – Come ti permetti, prete? Sono ex-combattente; ho fatto la prima crociata, e anche la terza! (…la seconda no, perchè ero malato…)».

La trovate su You Tube , al link

http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=vq7Q3GY_Eng
 Ma Jannacci non era solo un cabarettista geniale  ; era  anche un tenerissimo ritrattista della Milano che fu.

Per chiudere questo mio “ In Memoriam” propongo  quella che io personalmente considero la sua cosa più bella :  Ti te sè no” ( traduzione : Tu non lo  sai), che oltre a un testo che è davvero  poesia ha anche una bellissima musica.
 Ti te sè no, perchè te veet minga in gir che per fà la spesa per mi;
( tu non lo sai, perché non vai in giro se non per farmi la spesa )
perchè ghe voeur mezz’ora e a ‘rivà giò in piazza del Dòmm ghe voeuren dù tram.
(perché ci vuole mezz’ ora per arrivare giù in piazza del Duomo, ci vogliono due tram)
Ma mì, quand hinn vòtt or, tornà a cà de bottega, scondi la cartèlla cont denter i mè strasc
( ma io, quando sono le otto di sera, tornato a casa dal lavoro, metto via la cartella con dentro i miei stracci )
cammini per Milan, me par de vess un scior.
( cammino per Milano, mi pare di essere un signore )
Ti te sè no, gh’è tanti automobil de tucc i color, de tucc i grandezz,
( tu non lo sai, ci sono tante automobili, di tutti i colori e di tutte le dimensioni )
gh’è pien de lus che par vess a Natal e sora el ciel, pien de bigliett de milla.
(è pieno di luci che sembra di essere a Natale, e sopra, il cielo, pieno di  biglietti da mille)
Che bel ch’el gh’ha de vess, vess sciori, cont la radio noeuva,
( che bello che dev’ essere, essere  dei signori, con la radio nuova )
e in de l’armadio la torta per i fioeu, che vegnen cà de scòla te tocca dagh i vizi
( e nell’ armadio la torta per i bambini, quando tornano da scuola  gli devi dare i vizi)
per tì on’altra vestina, a tì te compri i scarp.
( per te un altro vestito, e  ti compro le scarpe )
Ti te sè no, ma quest chì l’è on parlà de stupid, l’è bon domà de traa ciocch;
( tu non lo sai, questo è un parlare da stupidi, buono solo per gli ubriachi)
ti te sè no, ma quand mì te carezzi la tua bella faccetta inscì netta
( tu non lo sai, ma quando  accarezzo il  tuo bel visino, così pulito)
me par, me par de vess un scior, un scior ch’el gh’ha la radio noeuva, e in de l’armadio la torta per i fioeu,
( mi pare di essere un signore,  un signore che ha la radio nuova, e nell’ armadio la torta per i bambini )
Etc.
Nota . Il  milanese , pur ostico a molte orecchie, è capace di notevoli raffinatezze : non dice  “ è ricco” , dice  “è un signore” .