È un capolavoro!

Di James  Hansen,  Nota  Design

L’insolita struttura qui sopra, fotografata poco dopo la sua costruzione, è un capolavoro: anche se non lo sapeva nessuno… L’edificio, lo Xalet del Catillaràs, fu costruito tra il 1901 e il 1905 come dormitorio per i minatori di carbone nel piccolo comune di La Pobla de Lillet, nei Pirenei spagnoli. Ignorato e abbandonato per quasi un secolo, la struttura è opera del più famoso architetto che la Catalogna – e probabilmente la Spagna – abbia mai espresso, Antonio Gaudí, molto più noto per la Sagrada Família di Barcellona e per altre sei opere presenti nel capoluogo catalano che dal 1984 figurano nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.È imbarazzante quando un capolavoro viene riconosciuto come tale solo quando – con grande ritardo – si scopre essere opera di un genio conosciuto e affermato. A difesa di chi per tutto questo tempo non si è accorto di niente, in effetti l’edificio ha un aspetto davvero poco  “gaudiano”. L’architetto è oggi noto come il principale esponente di una particolare tendenza dello stile Liberty chiamata modernismo catalano, caratterizzato (anche) dall’estrema ricchezza degli elementi decorativi anziché dalla sobrietà lineare dello Xalet.Le opere di supposta ‘genialità’ non dovrebbero passare inosservate. Dovrebbero invece balzare immediatamente all’occhio. Eppure non è sempre così. È nota la storia di nove quadri di Vincent van Gogh – molto poco apprezzato come artista quand’era in vita – autenticati come suoi solo dopo anni di studio e di polemiche. C’è poi il caso più recente del pittore Lucien Freud, un cui quadro ‘milionario’ è stato distrutto nel compattatore dei rifiuti dagli operai della casa d’aste Sotheby’s – si suppone per errore e non per esprimere una critica.Lo Xalet del Catillaràs fu commissionato a Gaudí dall’industriale spagnolo Eusebi Güell – il più importante patron dell’architetto – per i suoi operai. La documentazione non mancava – se solo ci si fosse presi la briga di andarla a cercare. Se c’è una lezione qui, forse è che anche i geni devono mangiare… 
 
  
 
 (Si  ringrazia  James  Hansen  per  la  gentile  concessione )