Tre top manager dell’alberghiero si rivolgono al futuro Ministro del Turismo

La prima richiesta, ma questo riguarda un po’ tutti noi, sarebbe quella di avere al più presto un governo operativo. Ma quando ciò accadrà cosa si aspettano i grandi player dell’hotellerie italiana dal nuovo Ministero del Turismo? Lo abbiamo chiesto, a margine della Milano Design Week, a tre manager di primo piano come Palmiro Noschese, Managing Director Italy Melià Hotels International, Giovanna Manzi, CEO Best Western Italia, e Giorgio Palmucci, AD di TH Resorts e Presidente AICA Confindustria . Ognuno di loro ha evidenziato alcuni punti all’ordine del giorno.

Palmiro Noschese parte dalla formazione, per cui come membro EHMA, European Hotel Managers Association, ha di recente lanciato la certificazione per i direttori d’albergo a livello nazionale ed europeo.

“Oggi – ci dice – chiunque può essere preso e messo a dirigere una struttura alberghiera. Questo è sbagliato in quanto i direttori d’albergo hanno un ruolo di ambasciatori del turismo, non solo per l’hotel per cui lavorano ma per l’intero territorio dove esso si colloca. Rispetto a qualche anno fa ci vogliono competenze specifiche che variano dalla gestione della struttura a quella dei propri dipendenti, alla capacità di valorizzare culturalmente ed economicamente il territorio rappresentato”. che va a ricollegarsi all’altra grande tematica toccata da Noschese: il sud Italia. “Il mezzogiorno – dichiara – può essere traino fondamentale nella crescita della percentuale del pil turistico dal 10% odierno a un 17% da qui ai prossimi dieci anni”. “Ciò che chiederei al nuovo Ministero? Rendere obbligatoria la certificazione professionale per i direttori d’hotel e chiederei maggiori verifiche, come accade all’estero, dove periodicamente, degli ispettori, controllano la qualità delle strutture ma anche il grado di formazione di chi le dirige”.

 

Per Giovanna Manzi, CEO di Best Western l’articolo V è un grande rimpianto sfuggito con il referendum costituzionale.“Bisogna riprenderlo in mano perché solo così si garantisce una promozione unitaria della nostra nazione e una gestione centralizzata delle finanze pubbliche. Per fare questo ci vuole un Ministero del Turismo forte, con portafoglio, e in grado di gestire, sia a livello pubblico sia privato, una transizione che comporterebbe a livello Regionale piccole rinunce, ma con il grande obiettivo di rafforzare l’industria nazionale, con benefici che ricadrebbero a cascata su tutto il comparto e ovviamente sull’indotto dei territori”.

 

Altra tematica strettamente legata a quella del Titolo V è la classificazione alberghiera. Ogni Regione ha un suo statuto e non c’è equità di giudizio nelle stelle assegnate a un albergo collocato in una Regione piuttosto che in un’altra. “Questo – afferma  Giorgio Palmucci – ci penalizza soprattutto a livello internazionale. E’ necessario perciò stabilire parametri di giudizio univoci per ogni Regione, onde evitare confusione e garantire alti livelli di qualità nel servizio”.Altra tematica, da anni terreno di battaglia per il Presidente AICA, è quella legata all’IMU e quindi alla elevata tassazione cui sono sottoposte le strutture alberghiere. “Importanti distinguo andrebbero fatti per esempio sulla tassazione degli spazi comuni e quindi non a reddito”.“E se posso aggiungere un Ministero non solo con portafoglio, ma staccato da quello dei Beni Culturali, e dove la t di turismo non sia solo un semplice corollario”.Perché se è vero che i ben culturali e i siti Unesco hanno fatto e faranno la fortuna del nostro Paese, è altrettanto vero che il turismo verso l’Italia ha mille matrici e sarebbe giusto iniziare, anche se ormai lo sentiamo ripetere da anni, a trattarlo come un vero e proprio settore strategico, di cui gli alberghi rappresentano un asset fondamentale.

Fonte : Jacopo Angri, Quality  Travel