Un nuovo Studio di Duff & Phelps : con l’ Hard Brexit le imprese italiane rischiano di perdere sino a circa 9 miliardi

Nella  foto,  Enrico Rovere
Nella foto, Enrico Rovere


Duff & Phelps –  società di servizi finanziari con esperienza in valutazioni complesse, real estate, corporate finance,  investigazioni e controversie, cyber security,  compliance e consulenza normativa  –  diffonde,  anche alla luce dei fatti d’attualità politico-economica di questi giorni, un nuovo Studio sul possibile impatto di una Hard Brexit sul valore delle imprese italiane.

 

Lo Studio è stato realizzato analizzando i dati sulle esportazioni italiane verso il Regno Unito rispetto a diversi settori merceologici, che sono ammontate a oltre 23 miliardi di Euro nel 2017, in crescita del 3,4% rispetto all’anno precedente.

 

Considerando l’export dei singoli settori fornita dall’Istat e i dazi medi applicabili a ciascun settore in base alle tariffe Mfn, in caso di Hard Brexit l’ammontare dei dazi sulle merci italiane esportate nel Regno Unito sarebbe pari a quasi 1,3 miliardi di Euro, per effetto di un dazio medio tra tutti i settori di circa il 5%, che potrebbe tradursi nel caso di un’elasticità unitaria della domanda in una riduzione di pari ammontare dell’export italiano annuo verso il Regno Unito.

 

Secondo l’analisi di Duff & Phelps, al fine di stimare correttamente l’impatto di medio termine di una Hard Brexit, bisogna però considerare anche l’impatto delle barriere non tariffarie (Non-Tariff barriers, NTB), ossia barriere commerciali che limitano le importazioni o le esportazioni di beni o servizi attraverso meccanismi diversi dalla semplice imposizione di tariffe, quali quote di importazione, sussidi, ritardi doganali, ostacoli tecnici o altri meccanismi che impediscono o ostacolano gli scambi. L’ammontare dell’export dell’Italia verso il Regno Unito nel medio termine potrebbe ridursi, nello scenario peggiore, addirittura di un importo compreso tra un terzo e la metà, per un valore compreso tra circa 7,5 e circa 11 miliardi di Euro annui.

 

Considerando questa analisi e stimando che l’export italiano verso il Regno Uniti generi un valore per le aziende italiane pari a circa 22,4 miliardi di Euro, Duff & Phelps ha messo in luce che nello scenario di Hard Brexit, tale valore aziendale potrebbe scendere fino a circa 21,3 miliardi di Euro nel breve periodo (- 1,1 miliardi di Euro circa) e, nel medio periodo, fino a circa 13,5 miliardi di Euro (- 8,9 miliardi di Euro circa).

 

Considerando che la capitalizzazione delle società italiane quotate al mercato telematico azionario (MTA) di Borsa Italiana, escluse le 40 società maggiori appartenenti all’indice FTSE MIB, ammonta a circa 120 miliardi di Euro, per un totale di circa 200 aziende, tale perdita di valore aziendale corrisponderebbe alla perdita di quasi due  società quotate nel breve periodo e fino a quasi 15 società quotate nello scenario peggiore nel medio periodo.

 

A commento dei principali risultati di questo studio, Enrico Rovere, Managing Director, Duff & Phelps ,  ha dichiarato:

 

“L’impatto di una possibile Hard Brexit potrebbe essere ancora più alto se non la si analizza come fenomeno a sé stante, ma se invece se ne considerano le conseguenze all’interno dell’attuale contesto competitivo, in cui si va ad aggiungere ad altri fattori critici (dal duello sulle tariffe tra Stati Uniti e Cina, all’alta volatilità del mercato, fino al generale rallentamento dell’economia). In questa prospettiva più ampia, le aziende italiane – in particolare quelle operanti nel settore alimentare, che risentono delle problematiche di confine, nel farmaceutico, in relazione agli aspetti della logistica, nell’elettronica e nell’automotive, legati alle grandi esportazioni e a lavorazioni integrate –  dovrebbero cercare di sviluppare un approccio attivo per fronteggiare questo momento particolarmente teso e incerto, anche auspicando una risposta decisa da parte delle istituzioni in sede d’Unione Europea, che si traduca in decisioni in grado di incentivare e promuovere un contesto di libero scambio, sfruttando così i vantaggi competitivi, e una maggiore unione politica, sostenendo iniziative di sviluppo e contrastando l’attuale tendenza protezionistica.”

 

Nella  foto,  Enrico Rovere

Fonte  : Company